Archivi del mese: agosto 2011

Italia. Magna Graecia (2)

“Vuoi vedere che fra un anno ci sarà bisogno dell’ n-sima manovra correttiva?” Con questo interrogativo chiudevo il precedente articolo. Riflettiamo. Due sono le finalità di questa manovra:  
  1.  Mantenere i saldi invariati, a qualunque costo. (lo impone la BCE, lo vuole il Colle)
  2. Preservare l’elettorato di centro-destra dalla scure dei tagli. In tale ottica si innesta la (suppongo momentanea) soppressione del contributo di solidarietà (che rimarrà solo per gli statali) e che come già precisato lascia uno scoperto di 3,8 miliardi.

La manovra post-Arcore non funzionerà. Bankitalia, Corte dei Conti, Istat hanno evidenziato la sua natura depressiva e hanno espresso dubbi sulla sua sostenibilità a fronte di una crescita del Pil che sarà minore delle attese (utopistiche) del governo. Affermazioni già scritte. Di nuovo, appare clamorosa la motivazione che sta spingendo oggi, il Governo a rivedere l’accordo di Arcore sulle pensioni di anzianità, cioè i dubbi sulla sua Costituzionalità. I nostri governa(n)ti  fanno e disfano senza un minimo criterio razionale, mentre montano di giorno in giorno (meglio di ora in ora) le  preoccupazioni sul possibile pareggio. Bersani ripete a menadito quanto espresso da Bankitalia: questa manovra, eccessivamente aleatoria pone seri dubbi sul raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013. Se queste nefaste considerazioni, con il senno di poi, si riveleranno esatte una terza manovra sarà inevitabile. Una terza manovra che andrebbe ad affossare definitivamente il sistema Italia, anche per via di un probabile aumento dello Spread BTP-Bund tenuto attualmente artificialmente basso dalla BCE che tra l’altro sta gradualmente diminuendo il peso dei suoi interventi (conseguenzialmente lo spread sta tornando a lievitare). 3 manovre in 3 mesi. Un anno fa toccò alla Grecia, il destino sembra tracciato.
Italia. Magna Graecia (2)

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Manovra Correttiva? correggitiva, Correzziva!

L’eliminazione tout court del «contributo di solidarietà», fortemente voluta dal premier Silvio Berlusconi, comporta il venire meno di un gettito consistente: 3,8 miliardi nel triennio 2012-2014 (674,4 milioni nel 2012, 1,5 miliardi nel 2013, 1,5 nel 2014). Il buco lasciato scoperto dalla soppressione del contributo, dovrebbe essere coperto da nuove azioni antielusive. Permangono legittimi dubbi sulla natura di dette azioni e sulla loro
quantificabilità. In Italia pagano sempre i meno abbienti, come si deduce dalla riforme delle pensioni: “Dal 2012 gli anni collegati alla laurea ed al servizio militare riscattati fino ad oggi, e anche in futuro, non potranno più essere utilizzati per “arrivare” al tetto dei 40 anni di contribuzione.” (Sole 24 ore). La pensione diventa un sogno. Dubbi sulla manovra tris sono espressi anche da Bankitalia e dalla Corte dei Conti, secondo le quali, permane forte il rischio stagnazione. L’ISTAT non è da meno e rincara la dose affermando che: “Il ritmo di crescita del PIL appare sostanzialmente dipendente dall’evoluzione della domanda estera netta e dal suo possibile ruolo di traino sulle decisioni delle imprese e, a seguire, sui consumi però, il rallentamento dell’economia mondiale e l’aumento della penetrazione sui mercati nazionali dei prodotti esteri rendono difficile immaginare un netto aumento del tasso di sviluppo complessivo”. In sintesi la crescita del PIL sarà inferiore alle cifre previste dal Governo nello stilare la nuova finanziaria. Vuoi vedere che fra un anno ci sarà bisogno dell’ n-sima manovra correttiva?

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ma(h)-No-vra

29 agosto 2011. Revisione di manovra. Pozzo senza fondo. Sussurri da Arcore inquietano, rumoreggiano che la manovra 2.0 (meglio 3.0) sarà caratterizzata da una maggiore equità tra le classi sociali. Il risultato sarà reso possibile attraverso l’incremento delle misure di opposizione al fenomeno dell’evasione. Maggiore rigidità. A tal riguardo premetto che nella mia esperienza la correlazione tra aumento delle tasse ed incremento dell’evasione è direttamente proporzionale: all’aumentare dell’una aumenta anche l’altra (e non viceversa). L’unico strumento realmente efficace, ma attualmente utopistico ed impopolare, allo scopo di decrementare vertiginosamente il tasso di evasione è la sostituzione della carta-moneta con la carta elettronica. Un sogno. Destiamoci dunque: la realtà (ben diversa) evidenzia  la presenza di misure non meglio identificate, la cui applicazione spetterebbe agli enti territoriali in cambio di quota parte delle entrate derivanti dalla medesime azioni (nella mia esperienza però gli enti territoriali sono più deboli, dunque corruttibili dello Stato centrale), va poi ricordato che le entrate derivanti dalla lotta all’evasione sono fortemente aleatorie, difficilmente quantificabili. Il mercato, avido di numeri non tarderà ad emettere la sua sentenza. Peggioramenti anche sul fronte delle province, rese abolibili solo tramite riforma costituzionale. Un iter lento e complesso che rischia di far naufragare il progetto di razionalizzazione quantitativo delle province tra le lungaggini burocratiche di Montecitorio. Nodo pensioni: la ricostruzione di carriera viene  abolita. Menzione d’onere per l’abolizione del contributo di solidarietà, del quale saranno gravati (simbolicamente) solo gli indennizzi dei politici. Evviva, il campionato è salvo. L’Italia è rimandata.

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Borsa tv e recessione

“Il mercato azionario ha previsto nove delle ultime cinque recessioni degli Stati Uniti” cosi ironizzava Paul Samuelson (premio Nobel per l’economia nel 1970) sull’affidabilità del mercato azionario quale indicatore economico. Nota la volatilità del mercato azionario è (però) altresì indubbio il connubio tra lo stesso ed il  sistema economico. Le fluttuazioni del mercato azionario spesso riflettono le fluttuazioni del PIL.  Senza dilungarci in analisi macroeconomiche facenti riferimento alla Q di Tobin, e’ intuitivo che diminuendo il prezzo delle azioni, qualora queste siano detenute dalle famiglie diminuisce anche il loro relativo consumo, cosi come è risaputo che il prezzo delle azioni riflette le aspettative di lungo periodo degli investitori sul processo tecnologico e sulla crescita economica. Il legame appena descritto è ben noto alle Banche Centrali ed ai responsabili della politica economica. Ecco spiegato il perché dell’attenzione che i mass-media  pongono sulle dinamiche borsistiche nell’ultimo periodo…  l’esistenza di possibili protomi di una recessione. Preparare il popolo al “peggio”.

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l’UnionE fa la forza

«Euro is breaking down». Parola di Alan Greenspan ex-numero uno della FED. Un’altra voce nella tempesta. Della gravità della situazione si sono resi conto ormai (quasi) tutti, ma oggi dopo l’accorato appello lanciato da Prodi e Quadro Curzio dalle colonne de “Il Sole 24 ore” le parole di Guy  Verhofstadt, deputato europeo, (mi) fanno ben sperare. “Mi sembra che sia solo questione di tempo. La crisi ha mostrato chiaramente che bilanci nazionali non sono compatibili con una moneta unica e che la zona euro ha bisogno di un vero mercato  obbligazionario”. L’unione fa la forza. Questo è il motto che sembra animare la proposta dell’ex presidente del consiglio italiano Romano Prodi. Maggiore integrazione. Come già scritto l’unica moneta non basta se non accompagnata da una sostanziale unità politica monetaria. Abbandonare i nazionalismi e ritrovare lo spirito dei fondatori. Il processo che porterebbe alla creazione del “vero mercato obbligazionario” auspicato da Verhofstadt necessita di un laborioso processo di convergenza fiscale e di riforme istituzionali  nella zona euro che sul lungo andare porterebbe seco maggiore stabilità grazie a presumibili minori tassi d’interesse. L’euro, allo stato attuale, è un corpo amputato. La centralizzazione delle competenze appare una delle soluzioni maggiormente percorribili per garantire alla moneta unica europea nuova linfa vitale e smentire le catastrofiche affermazioni di Greenspan. Vis unita fortior.

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Non è il lago dei cigni

30 giorni di passione per le borse di tutto il mondo. 30 giorni di ribassi. Dal 25 luglio la Borsa di Milano ha perso il 24,97%, il Dax 30 il 25,2%, l’indice Stxe 600 il 17,97% con il Nasdaq americano in calo del 18,08% e il Dow Jones del 14,7%. Numeri che palesano la difficoltà del momento. Timore di recessione. Terrore di una lunga stagnazione. Nessuno sembra essere padrone del proprio destino. Le teoria macroeconomiche vengono messe in discussione. La teoria quantitativa della moneta spinge la BCE ad azioni solo marginali.
Fuori discussione l’opzione federale, non rimane che vincere la resistenza franco-tedesca  e dotare l’Efsf di un suo bond… Non deve essere la stagione dei cigni!

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StoP option Sergio (Marchionne)

-40%. L’inquietante dato è riferito alle perdite riportate da Fiat nell’ultimo mese. Un’analisi  che pone  l’accento solo sul breve periodo ha però un valore limitato. Per valutare l’operato di un manager occorre concentrarsi sul medio-lungo termine. “Quando Sergio Marchionne è stato nominato amministratore delegato della Fiat si era chiuso l’annus horribilis della casa torinese, nel quale le quote nei mercati automobilistici di riferimento erano risultate: 28,0% in Italia, 7,4% in Europa occidentale, 25,2% in Brasile, 17,8% in Polonia e Usa, Cina, India e Russia marginale. Dopo sette anni di re Sergio, le percentuali di penetrazione del mercato sono: 29,3% in Italia, 7,2% in Europa, 22,6% in Brasile, in Polonia poco sopra il 10% e Usa, Cina, India e Russia inconsistente”(affari italiani). Questi numeri, questi fatti evidenziano indiscutibilmente la vulnerabilità del manager italo-canedese, non più considerabile agente infallibile. Ottimo negoziatore Sergio, dovrà ora dimostrare di saper vendere auto in un mercato reso impervio da una possibile recessione globale. D’altronde per comprende al meglio l’ascesa ed il declino dell’AD di Fiat basta riflettere sulla dinamica delle Stock Option concessegli nel 2004. Option che sono ancora in the money ma che da dicembre ad oggi hanno subito un drastico ridimensionamento sintenticamente espresso dal valore della plusvalenza ritraibile dalle stesse, in solo 6 mesi passato da 80 milioni a 29 milioni  di euro.

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DEFICIenTe

Pareggio di bilancio, l’ultima boutade italiana. Costituzionalizzare un vincolo di bilancio non può essere la strada maestra da seguire per uscire dalla crisi. Infatti lo strumento del deficit talvolta, può essere utile per gestire una situazione critica derivante da una congiuntura negativa del ciclo economico. In soldoni, in situazioni di crisi lo Stato dovrebbe essere in grado di aumentare la spesa come volano per la crescita dell’economia. La ricerca ossessiva del pareggio finisce in tal senso per ostacolare l’eventuale ripresa. Il pareggio del bilancio è un obbiettivo rischioso, basta un aumento del costo del debito (aumento dei tassi da parte della BCE) per farne venire a galla le fragilità strutturali. In un tal (verosimile) scenario, viste le non rosee prospettive di crescita del Pil nostrano, l’unica obbligatoria via per rispettare il nuovo principio della Costituzione sarebbe l’aumento delle imposte, che a fronte di maggiori entrate nel breve andrebbe a deprimere seriamente la crescita nel medio lungo periodo, inaugurando un nuovo loop negativo. Costituzionalizzare il principio di pareggio equivale a privare il bilancio della sua flessibilità,  riducendo la possibilità di spesa. Da qualunque punto lo si guardi, questo provvedimento non può che essere negativo. I mercati lo hanno compreso prima di tutti e l’ansia degli investitori continua a tradursi in una crescita smodata dei CDS, in attesa che la BCE termini di acquistare i BTP. Allora vedremo se l’Italia riuscirà a camminare da sola…
P.S. Il FTSE MIB ha da poco chiuso a -6,15%

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Bossi. Ricorda: "Historia Magistra vitae"

Umberto Bossi (Cassano Magnago, 19 settembre 1941) deputato della Repubblica ITALIANA torna a vaticinare l’imminente fine dell’Italia a favore della nascita di una macroregione Padana. L’attuale Ministro per le Riforme istituzionali mantiene il suo tradizionale aplomb anche in occasione dell’ultima uscita pubblica a Ponte di Legno, non lesinando nel suo discorrere i più disparati francesismi nei confronti di quei milioni di italiani rei di non essere padani. Ascoltando, leggendo le sue parole, le parole di un ministro della Repubblica Italiana, appare evidente come il motto: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” (attribuito dai più a Massimo D’Azeglio) non abbia trovato ancora compimento. (Non troppo) Simbolicamente la nostra politica si è arenata a 150 anni fa .Ora come allora si parla di pareggio di  bilancio. Ora come allora ad imporlo è un governo di destra. Historia Magistra vitae

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Meritocrazia utopica

36 province e 1954 comuni a rischio soppressione, tagli alla banda larga, minori risorse destinate alla prevenzione di rischi idrogeologici derivanti da una diminuzione dei fondi FAS, spostamento alla domenica di tutte le festività non incluse nel Concordato (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), tredicesima sub condizione nel pubblico impiego, TFR dilazionato a 24 mesi, taglio del 10% dei dirigenti di seconda fascia e dei dipendenti delle amministrazioni centrali entro il 2012, contributo di solidarietà per redditi privati medio alti. Una pioggia di provvedimenti senza precedenti. Basteranno a porre un freno alla parabola discendente di Piazza Affari? Nell’ultima settimana gli investitori globali hanno disinvestito 50 miliardi di dollari dai mercati obbligazionari ed azionari per parcheggiarli nei “money market fund”. Fiutato il rischio gli investitori hanno manifestato avversione allo stesso rinunciando al rendimento pur di garantirsi liquidità. Il rimbalzo dei mercati europei è iniziato giovedì, proseguito venerdì. Una manovra quantitativa più che qualitativa, che discrimina sulla base del numero dei dipendenti e che rischia di chiudere enti ben avviati con un basso numero di assunti, lasciandone in vita altri, poco fruttuosi, solo perché caratterizzati da un alto numero di impiegati, magari nullafacenti; una manovra quindi apparentemente poco meritocratica riuscirà a meritarsi il plauso dei mercati (o meglio il rimbalzo), che sempre più spesso seguono logiche proprie e che più che da interventi interni sono condizionati da interventi esterni della BCE (vedesi  calo spread BTP-Bund)?

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