Archivi tag: Monti

Il crollo del reale.

Secondo i dati rilasciati dall’Istat, l’Italia si conferma fanalino di coda delle grandi economie del pianeta. Analizzando i documenti diffusi dall’istituto nazionale di statistica si evince che il prodotto interno lordo ha subito una variazione negativa dello 0,8% nel periodo aprile-giugno 2012 rispetto al trimestre precedente e del 2,6% nei confronti del secondo trimestre 2011. Entrambi i dati si sono rivelati peggiori dello 0,1% rispetto alle stime preliminari diffuse lo scorso agosto. I numeri rivelano impietosamente la realtà: sono crollati i consumi delle famiglia italiane (nel periodo in analisi si è registrata una flessione del 3,5% tendenziale e dell’1% congiunturale). Inoltre urge ricordare che complessivamente l’aria euro ha registrato un calo del PIL dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% tendenziale, risultati nettamente migliori rispetto a quelli fatti registrare dal belpaese. Dunque, se dal punto di vista dello spread, grazie all’operato di Mario Draghi, la situazione sembra essere migliorata nel confronto con le altre economie europee, continuano a latitare invece le tanto auspicate riforme interne atte a risollevare l’economia reale. Probabilmente, prima di menzionare un ipotetico Monti-Bis, sarebbe opportuno concentrarsi sul contesto reale dell’economia e sul significato, ora vuoto, del termine riforma.

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Italia, provincia d’ Europa.

C’e’ bisogno di un impegno finanziario straordinario e potrebbe essere in parte coperto superando limiti e vincoli del patto di stabilità… L’ Europa potrebbe capire che si tratta di una situazione eccezionale”.

Leggendo questa breve dichiarazione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini sorge spontaneo domandarsi da quando uno Stato Sovrano ha bisogno di chiedere il permesso per assistere i propri cittadini. Il dubbio stringente è che l’ Europa sia andata oltre quel “continuo operare del principio della sussidiarietà” prospettato da Monti il 15 febbraio 2012 dinanzi al Parlamento Europeo, erodendo poco a poco l’ irrinunciabile sovranità dei paesi membri.

Integrazione europea, non dipendenza.

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Le riforme promesse (e mantenute?)

10 aprile  2012, il FTSE MIB chide a -4,98%, maglia nera continentale. Lo spread Btp -Bund rivede quota 400 certificando che le nubi, sopite per qualche mese, stanno tornado ad addensarsi sull’italico futuro. Il listino risente, indubbiamente, anche di problematiche europee ma per cogliere la vera essenza della realtà economico – finanziaria tricolore è doveroso volgere lo sguardo anche alla trave nostrana. Fin qui il Governo Monti ha “solo” evitato, mediante una poderosa stressa fiscale su buona parte del settore privato, che l’aumento dello spread incagliasse il paese nella secca di una crisi rapida e feroce. Grazie anche ai bassi tassi della BCE, l’Italia ha guadagnato tempo, ma ora i mercati sembrano interrogarsi su quale sia la reale distanza tra le riforme paventate e quelle realizzate. Vien da chiedersi che fine abbiano fatto le mitologiche liberalizzazioni fortemente volute e celermente delegate e decentrate. Alle parole non sembrano aver seguitato fatti e le azioni improntante a far crescere il paese sono rimaste sulla carta. Anche sul piano internazionale il premier italiano deve preoccuparsi di parare i primi affondi. Il Wall Street Journal torna sui suoi passi e dopo aver paragonato Monti alla Tatcher fa mea culpa: “in un attacco improvviso di euro-follia abbiamo sperato che Monti potesse essere un leader stile Thatcher, pronto a rendere posizione contro un moderno Arthur Scargills ma dopo la resa davanti al partito di sinistra, che sostiene la sua  coalizione di governo, il paragone più appropriato per Monti è con Ted Heath, lo sventurato predecessore della Lady“. D’altronde, secondo Monti stesso, la Crisi nell’Eurozona è quasi finita… Chissa, magari sta arrivando la super crisi.

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Ci sorridono i Monti

L’ennesimo attestato di stima all’operato di Monti arriva da Josè Manuel Barroso. “L’Italia sta sta mostrando la strada da percorrere e il sostegno dell’Italia sarà importante per tutti noi“, ha affermato il presidente della Commissione Europea ribadendo che il nostro paese “si è avviato verso un processo di riforme globali per risanare le sue strutture in un progetto ambizioso volto a guadagnare la fiducia dei mercati e degli investitori”. Infine Barroso ha voluto congratularsi anche con i cittadini italiani “per la saggezza dimostrata perché hanno capito che le riforme sono necessarie, indispensabili, affinché l’Italia ritrovi la fiducia degli investitori esteri”. Argomentando a proposito di fiducia dei mercati e degli investitori, non si può prescindere dall’analisi dello spread, ora costantemente inferiore a quello spagnolo. Se la picchiata dei rendimenti non è imputabile unicamente all’operato del governo (ma deriva anche dalle azioni della BCE), indubitabilmente il confronto con il rendimento dei bond decennali spagnoli ci rinfranca sulla bontà delle scelte operate del governo tecnico. Well Done, i Monti ci sorridono.

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Il consenso europeo di Monti

La sensazione è che chiunque verrà dopo di lui, non potrà mai essere alla sua altezza. Siamo passati dal “la suggerirò per il ruolo di kapò” di berlusconiana memoria agli scroscianti applausi riservati a Mario Monti. A Strasburgo il premier italiano ha saputo raccogliere il consenso (quasi) unanime dell’Europarlamento. Apprezzamento tale che il capogruppo dei Liberaldemocratici, l’ex premier belga Guy Verhofstadt non ha potuto fare a meno di chiedergli: “Quando avrà concluso il suo lavoro in Italia, potrebbe andare in Grecia a risolvere anche lì i problemi che ci sono?“. Impagabile.

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Dalle stalle alle stelle

Per la stampa estera siamo passati dalle stalle alle stelle. Da PERICOLO a speranza di SALVEZZA per l’ Europa.

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Default o non default?

Default o non default? L’ interrogativo che imperversa sulle borse di tutto il mondo sembra
una novella rivisitazione ellenica dell’essere o non essere di Shakespeariana memoria. José Manuel Barroso non ha esitato a ribadire la posizione della commissione UE: La Grecia deve rimanere nell’Euro in quanto il prezzo di una sua uscita dalla moneta unica sarebbe maggiore rispetto al costo del suo salvataggio. In tale prospettiva va inquadrato l’atteggiamento della Bce che avrebbe concesso la propria disponibilità ad accettare un haircut di 11 miliardi di euro dei crediti vantati nei confronti di Atene, a condizione che l’esecutivo di Papademos riesca a far approvare dal Parlamento il piano di austerity voluto dall’ Europa  (che porterà seco, tra l’altro, la soppressione di 15.000 posti di lavoro pubblici – il 10% del totale). Misure che, tra l’altro, dovrebbero rappresentare anche una delle condizioni necessarie imposte dalla Troika per il rilascio del nuovo piano di aiuti da 130 miliardi. In tutto ciò, le borse scommettono sulla resistenza del paese ellenico ed il premier italiano Monti si preoccupa di ribadire che le conseguenze di un eventuale default greco sarebbero minime per il nostro paese. Ai posteri l’ardua sentenza, consci che ogni nodo dovrà essere risolto prima della dead line del 20 marzo,  data di scadenza di 14,4 miliardi di bond ellenici, impossibile da rifinanziare senza accordo.

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