Archivi del mese: ottobre 2011

Tenga duro dottor Bini Smaghi


Lorenzo Bini Smaghi da Firenze è un economista italiano, ed è anche membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea dal giugno 2005. L’Executive Board della BCE consta di 6 membri. Al 30 ottobre l’elenco dei magnifici sei è il seguente:

– Jean-Claude Trichet (Presidente)
– Vítor Constâncio
– Lorenzo Bini Smaghi
– José Manuel González-Páramo
– Jürgen Stark
– Peter Praet

Rammentando che Jürgen Stark, dimissionario per sua volontà, sarà sostituito dal sottosegretario federale alle Finanze tedesche, Joerg Asmussen e che Trichet sarà rimpiazzato da Mario Draghi, matematicamente dall’uno novembre venturo 1/3 del board sarà italiano. E’ questo un problema? Come mai il Cavaliere non
lesina attacchi all’economista italiano sottolineando che: «Bini Smaghi ci sta creando uno spiacevole incidente con Parigi» mentre la Francia stessa ribadisce di aspettarsi che: «l’accordo tra Berlusconi e Sarkozy venga rispettato e che si giunga a uno sbocco al più presto possibile?». Presto detto: la nomina di Mario Draghi a presidente della BCE è stata resa possibile anche grazie alla benevolenza francese, beneplacito non necessariamente  gratuito, dato che i nostri “cugini” hanno preteso garanzie dal nostro governo in merito all’assegnazione ad un loro rappresentante di un posto nel board. Se non che lo Statuto della BCE prevede che il suo Comitato esecutivo resti in carica per otto anni e che i suoi membri possono essere rimossi dall’incarico solo se hanno compiuto gravi reati o in caso di seri impedimenti di natura fisica allo svolgimento delle proprie funzioni. Ciò significa che ciascun membro è indipendente. Bini Smaghi non rappresenta il governo Italiano. Perché dovrebbe dimettersi? Chi lo farebbe al suo posto, soprattutto ora che il mandato promessogli in cambio è stato assegnato  (giustamente) da Ignazio Visco?  Tenga duro dottor Bini Smaghi, la battaglia che lei sta conducendo può avere un significato più ampio rispetto alla indubbia valenza personale, può rappresentare il primo passo verso un’Europa realmente indipendente dalle logiche nazionaliste. I politici devono imparare che non possono arrogarsi poteri che non hanno e Ça va sans dire non possono disporre delle persone a loro insindacabile discrezione.

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Record su record


Il Tesoro ha collocato stamane titoli per quasi 8 miliardi, in particolare i Btp con scadenza marzo 2022 sono stati collocati al tasso del 6,06% (+0,20%  rispetto all’asta di fine settembre) con bid-to-cover a 1,27 da 1,37. Si tratta del rendimento record dall’introduzione dell’Euro. Cambiando argomento secondo l’Istat a settembre  il differenziale (anno su anno) tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello d’inflazione (+3,0%)  si è assestato a quota 1,3%. Divario massimo dal 1997.  Una giornata di record… Profondamente  negativi, implicitamente recessivi.

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Borsa vs Governo


Nell’asta odierna il Tesoro ha collocato sul mercato Bot semestrali ad un tasso del 3,535% in deciso rialzo (+0,464%) rispetto all’ultima asta [ne parlo qui], con rapporto di copertura fissato a 1,57 in contrazione rispetto all’1,74 settembrino. I CTZ  invece sono stati collocati con un rendimento del 4,628% (Bid to cover a 2,01, ovvero +0,44 rispetto alla scorsa collocazione). Lapalissiano è constatare che il forte incremento dei tassi di interesse comincerà ad erodere i 5 miliardi di euro provenienti delle dismissioni del patrimonio pubblico che il Premier ha garantito nel documento inviato dal Governo italiano al Vertice europeo dei Capi di Stato e di Governo a Bruxelles a sostegno della serietà e conferma dell’impegno profuso dall’esecutivo italiano a ossequiare le indicazioni europee. Prima o poi i nodi verranno al pettine (sempre che non stia sbagliando le mie considerazioni)

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La pensione della discordia


Il CDM convocato d’urgenza dopo la dura reprimenda incassata a Bruxelles dal premier italiano, si è risolto in un nulla di fatto. La Lega sul tema pensioni tiene duro e pare addirittura  disposta ad aprire una crisi di governo, sicché Berlusconi sembra aver rinunciato a presentare un decreto sviluppo allo scadere dell’ultimatum lanciato da Bruxelles, venendo meno alle richieste dell’UE. Proprio in virtù di questo nuovo inadempimento, che si somma all’atavica inerzia del governo Berlusconi, l’UE starebbe pensando di applicare l’EFSF anche all’Italia, per quanto ufficialmente Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, si affanni a smentire suddetta congettura. Come ribadisce Confindustria: “l’Europa, che ci piaccia o no, ci ha messo alle strette. Occorrono scelte coraggiose e anche impopolari” e queste scelte non possono essere prese ancora a lungo  da un governo virtuale, reale solo nella concessione della fiducia. Sgravato dal fattore B. Il futuro esecutivo del belpaese dovrà varare una nuova legge elettorale e riformare ulteriormente il sistema scolastico come ribadito da Bankitalia che in un recente opuscolo, rilasciato al fine di esporre e chiarire le cause   della differenza di produttività tra l’Italia ed altri paesi occidentali ( Francia, Germania, Giappone, Regno Unito Stati Uniti)  al punto 1 esamina il tema dell’Istruzione: “Italia in ritardo. Capacità di apprendimento scendono con il grado di istruzione. Elevata dispersione fra studenti determinata da differenza fra scuole. Le scuole amplificano i gaps. Circolo vizioso: basso capitale umano, bassa domanda, bassi rendimenti dell’ istruzione, bassi incentivi all’accumulazione di capitale umano. Bassa attrattività delle università italiane” In un futuro prossimo, anche il cittadino italiano, dunque, dovrà assumersi le proprie incombenze e non imputare ogni sua mancanza a cause esterne. Alla base della sviluppo dovrà dunque esserci una presa di coscienza delle proprie correnti irresolutezze.

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Non servono parole

Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?
La risposta del primo ministro francese Sarkozy e del cancelliere tedesco Angela Merkel nel video.





Ogni altro commento è superfluo.

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Un futuro in gabbia


L’obiettivo di arrivare al pareggio di bilancio nel2013 e’ buono. Ma non e’ ancora abbastanza chiaro il modo con cui l’Italia ci arriverà“.Parola del commissario europeo agli affari economici e monetari Olli Rhen, cheper bocca del suo portavoce aggiunge che il nostro Paese è dotato di”fondamentali economici solidi“, ma sarebbero auspicabili”ulteriori riforme strutturali” al fine di “aumentare il suopotenziale di crescita“. Inoltre la Commissione UE “prende nota delloslittamento del decreto sviluppo in Italia e chiede al governo di finalizzarecon la massima urgenza forti misure per la crescita“. Ennesima reprimendada parte dell’UE al nostro governo, che finora ha fatto orecchie da mercante. La negligenza del nostro esecutivo trovaampia rappresentazione nel travagliato parto del decreto per lo sviluppo attesoin principio per fine estate, rimandato ad inizio ottobre e successivamenteposticipato a fine mese. Tutto ciò mentre il livello dello spread torna a lievitaree solo i reiterati interventi della BCE tengono il rendimento dei BTP adistanza dalla soglia del 6%. D’altronde come ci ricorda il Sole 24 ore”l’Italia è il più grande emittente di titoli di Stato nell’Eurozona, haun calendario di aste fittissimo denominato in centinaia di miliardi di eurol’anno e la Bce deve intervenire sul secondario in maniera decisa (anche se gliacquisti non sono massicci) per frenare l’ascesa dei rendimenti dei titoli diStato italiani a media-lunga scadenza“, e Ça va sans dire, James Nixon capo economista presso SocGen, ci ricorda che l’Italia è, di fatto, la”vera sfida” per l’Europa, la Banca centrale europea e il Fondosalva-stati. Stiamo diventando un paese cavia per la sperimentazione dinuove teorie economiche

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Italiani: siamo davvero disinformati?


Sono sconfortanti i dati emersi dall’ultimo sondaggiopresentato da Pagnoncelli a conclusione della puntata di Ballarò del 18ottobre. Alla domanda:” Qual è l’intervento prioritario contro lacrisi?” Ben il 61% del campione interpellato ha risposto: “Riduzionedei parlamentari“. Ancora più preoccupante è il risultato dedotto dalla questione successiva. All’interrogativo “qual è l’intervento piùvantaggioso per le finanze pubbliche?” ben il 47% degli intervistati harisposto nuovamente “la riduzione dei parlamentari” mentre misuremolto più redditizie come la patrimoniale o le liberalizzazioni hanno trovatoun riscontro quantificabile nel 15 e nell’8%. Assodato che una sforbiciataall’esosa legione di deputati ed onorevoli è cosa buona e giusta, rimane undubbio: davvero gli italiani pensano che una misura del genere (che puòvalere qualche centinaio di milione di euro) sia prioritaria al fine di sanare un debito da 1.900miliardi di euro? Siamo davvero cosi tanto disinformati?
Primo sondaggio
Secondo sondaggio

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Anche la Francia inizia a scricchiolare…


Giornata nera per il mercato obbligazionario italiano sulla scia del warning lanciato da Moody’s circa un possibile downgrade del debito sovrano francese. A seguito del monito lanciato dall’agenzia di rating statunitense gli Oat, i titoli di stato francesi, hanno visto crescere il proprio spread rispetto ai Bund fino a quota 110 punti base, record dall’introduzione dell’euro. L’effetto domino non si è fatto attendere con il Btp che dopo aver raggiunto un differenziale con i bund superiore a 390 punti base, si è riportato a quota 386, grazie ai soliti acquisti della BCE che hanno permesso una lieve flessione dei rendimenti, allontanandoli dalla soglia del 6%. In chiusura di borse il rendimento del Btp con scadenza 2021 si assesta sul 5,88% (+0,07%). Giornata nera anche per il settore bancario italiano. Standard & Poor’s ha infatti tagliato il rating per 24 tra istituti finanziari e banche italiane, e la colpa manco a dirlo viene attribuita ancora alla negligenza del Governo che per Standard and Poor’s deve porre in atto “misure fattibili di aumento della crescita e portare avanti una più veloce riduzione del peso del debito dovuto al settore pubblico” altrimenti la stretta sul credito si farà ancora più pesante, con ovvie deleterie conseguenze per banche ed imprese. Autunno caldo, qualcuno ha un estintore da lanciare?

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Un NI alla recessione


50%. Questa è la probabilità che il celebre economista Nouriel Roubini, attribuisce al verificarsi di una recessione nella regione UE. Il professore della New York University nel corso di un seminario organizzato ad Helsinki non ha lesinato dichiarazioni pirotecniche, sottolineando che “un default non controllato di uno stato membro dell’euro potrebbe innescare una crisi economica a livello mondiale come quella scaturita dal crac Lehman” e tenendo a ribadire che “per evitare il crac Italia e Spagna hanno bisogno di una soluzione shock in futuro” Secondo l’economista la recessione sarebbe provocata da una  incapacità politica nell’adottare misure che possano favorire la crescita del paese in modo da rendere sostenibile il debito e che ha come diretta conseguenza un calo della fiducia da parte degli investitori, verificabile attraverso l’analisi dell’andamento degli spread. Contestualmente alle azioni messe in atto dai membri interni, L’UE necessita di un urgente potenziamento dell’EFSF. Dichiarazione rilasciate proprio mentre il premier ellenico Papandreou è costretto ad ammettere che il deficit di bilancio della Grecia ha raggiunto 10,6% del Pil nel 2010 rispetto a stime precedenti del 10,5% a causa di una recessione peggiore del previsto, Andrea Guerra di Luxottica lamenta sul Sole24ore lo scarso spirito imprenditoriale italiano e le borse mondiali virano in rosso con il FTSE MIB a quota 15914.6 punti in calo del 2.30%, il DAX 30 a 5859.43 in flessione dell’ 1.81%, JIA a 11452.97 (-1.64%), CAC 40 a 3166.06 (-1,61%) ed il NASDAQ 100 a 2333.8 (-1.61%). Preparate gli ombrelli…

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Thomas Sankara: Un eroe (s)conosciuto

Dedico questo post ad un mio “mito”. Un eroe dalle visioni utopistiche. Fiabesco nelle sue idee, non nel finale. Omaggio il suo ricordo attraverso l’ estratto di un suo celebre intervento tenuto il 29 luglio del 1987 dinanzi all’organizzazione per l’unità Africana circa la situazione del debito pubblico nel continente nero. Il discorso di un leader che in pochi anni riuscì a sopprimere molti dei privilegi detenuti dai capi tribali e dai politici del Burkina Faso. Una guida che attraverso dichiarazioni e gesti illuminati applicò con grande coerenza le sue idee. Wikipedia ci fornisce un saggio del suo lascito:

–  il suo governo incluse un grande numero di donne,  condannò l’infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione. Fu il primo governo africano adichiarare che l’AIDS era la più grande minaccia perl’Africa;

–  fece costruire centri sanitari in ogni villaggio burkinabé (l’Unicef definì la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini,la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche, creando un Ministero dell’Acqua;

–  Sankara e i suoi collaboratori viaggiavano sempre in classe economica e a ranghi ridotti nelle visite diplomatiche;

–  vendette la maggior parte delle Mercedes in forza al governo e proclamò l’economica Renault 5 automobile ufficiale dei ministri;

–  volle realizzare la “ferrovia del Sahel”,una linea che collega Ouagadougou al confine con il Niger, nonostante moltieconomisti non lo ritenessero un progetto redditizio. Tale opera, successivamente ampliata, costituisce tuttora la principale via dicomunicazione del Paese.

– Gli riuscì invece l’obiettivo di dare due pasti e 10 litri di acqua al giorno a ciascun abitante. Alla sua morte il Burkina Faso ripiombò nel dramma della povertà.

 
“… Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine.
Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo.

Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato.
Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie.
[…] Noi non c’entravamo niente con questo debito.
Quindi non possiamo pagarlo.
Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici anzi dovremmo invece dire “assassini tecnici”.
[…] Ci hanno presentato dei dossier e dei movimenti finanziari allettanti.
Noi ci siamo indebitati per 50, 60 anni e più.
Cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per 50 anni e più.
Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata dall’imperialismo, è una riconquista dell’Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee. 
In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo tout court, di quelli che hanno avuto l’opportunità, l’intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l’obbligo di rimborso.
Ci dicono di rimborsare il debito.
Non è un problema morale.
Rimborsare o non rimborsare non è un problema di onore.
Signor presidente: abbiamo prima ascoltato e applaudito la primo ministro norvegese intervenuta qui. Ha detto, lei che è una europea, che il debito non può essere rimborsato tutto.
Il debito non può essere rimborsato prima di tutto perché se noi non paghiamo, i nostri finanziatori non moriranno, siamone sicuri. 
Invece se paghiamo, noi moriremo, siamone ugualmente sicuri. 
Quelli che ci hanno condotti all’indebitamento hanno giocato come al casinò.
Finché guadagnavano non c’era nessun dibattito; ora che perdono al gioco esigono il rimborso.
E si parla di crisi.
No, Signor presidente.
Hanno giocato, hanno perduto, è la regola del gioco.
E la vita continua.
Non possiamo rimborsare il debito perché non abbiamo di che pagare.
Non possiamo rimborsare il debito perché non siamo responsabili del debito.
Non possiamo pagare il debito perché, al contrario, gli altri ci devono ciò che le più grandi ricchezze non potranno mai ripagare: il debito del sangue.
E’ il nostro sangue che è stato versato.
Si parla del Piano Marshall che ha rifatto l’Europa economica.
Ma non si parla mai del Piano africano che ha permesso all’Europa di far fronte alle orde hitleriane quando la sua economia e la sua stabilità erano minacciate.
[…]
Quando ci parlano di crisi economica, dimenticano di dirci che la crisi non è venuta all’improvviso.
La crisi è sempre esistita e si aggraverà ogni volta che le masse popolari diventeranno più coscienti dei loro diritti di fronte allo sfruttatore.
Oggi c’è crisi perché le masse rifiutano che le ricchezze siano concentrate nelle mani di qualche individuo.
C’è crisi perché qualche individuo deposita nelle banche estere delle somme colossali che basterebbero a sviluppare l’Africa. 
C’è crisi perché di fronte a queste ricchezze individuali che si possono nominare, le masse popolari si rifiutano di vivere nei ghetti e nei bassi fondi.
C’è crisi perché i popoli rifiutano dappertutto di essere dentro Soweto di fronte a Johannesburg.
C’è quindi lotta, e l’esacerbazione di questa lotta preoccupa chi ha il potere finanziario.
Ci si chiede oggi di essere complici della ricerca di un equilibrio.
Equilibrio a favore di chi ha il potere finanziario.
Equilibrio a scapito delle nostre masse popolari.
No! Non possiamo essere complici.
No! Non possiamo accompagnare quelli che succhiano il sangue dei nostri popoli e vivono del sudore dei nostri popoli nelle loro azioni assassine.
Signor presidente: sentiamo parlare di club – club di Roma, club di Parigi, club di dappertutto. Sentiamo parlare del Gruppo dei cinque, dei sette, del Gruppo dei dieci, forse del Gruppo dei cento o che so io.
E’ normale che anche noi creiamo il nostro club e il nostro gruppo.
Facciamo in modo che a partire da oggi anche Addis Abeba diventi la sede, il centro da cui partirà il vento nuovo del Club di Addis Abeba.
Abbiamo il dovere di creare oggi il fronte unito di Addis Abeba contro il debito.
E’ solo così che potremo dire oggi che rifiutando di pagare non abbiamo intenzioni bellicose ma al contrario intenzioni fraterne.
Del resto le masse popolari in Europa non sono contro le masse popolari in Africa. Ma quelli che vogliono sfruttare l’Africa sono gli stessi che sfruttano l’Europa. Abbiamo un nemico comune.
Quindi il club di Addis Abeba dovrà dire agli uni e agli altri che il debito non sarà pagato.
Quando diciamo che il debito non sarà pagato non vuol dire che siamo contro la morale, la dignità, il rispetto della parola. Noi pensiamo di non avere la stessa morale degli altri.
Tra il ricco e il povero non c’è la stessa morale.
La Bibbia, il Corano, non possono servire nello stesso modo chi sfrutta il popolo e chi è sfruttato.
C’è bisogno che ci siano due edizioni della Bibbia e due edizioni del Corano.
Non possiamo accettare che ci parlino di dignità.
Non possiamo accettare che ci parlino di merito per quelli che pagano e perdita di fiducia per quelli che non pagano.
Noi dobbiamo dire al contrario che è normale oggi che si preferisca riconoscere che i più grandi ladri sono i più ricchi.
Un povero, quando ruba, non commette che un peccatucolo per sopravvivere e per necessità. I ricchi, sono loro che rubano al fisco, alle dogane.
Sono loro che sfruttano il popolo. Signor presidente: non è quindi provocazione o spettacolo.
Dico solo ciò che ognuno di noi pensa e vorrebbe.
Chi non vorrebbe qui che il debito fosse semplicemente cancellato?
Quelli che non lo vogliono possono subito uscire, prendere il loro aereo e andare subito alla Banca Mondiale a pagare!
Lo vogliamo tutti!
Non vorrei poi che si prendesse la proposta del Burkina Faso come fatta da “giovani”, senza maturità e esperienza.
Non vorrei neanche che si pensasse che solo i rivoluzionari parlano in questo modo.
Vorrei semplicemente che si ammettesse che è una cosa oggettiva, un obbligo.
E posso citare tra quelli che dicono di non pagare il debito dei rivoluzionari e non, dei giovani e degli anziani.
Per esempio Fidel Castro ha già detto di non pagare.
Non ha la mia età, anche se è un rivoluzionario. Ma posso citare anche François Mitterrand che ha detto che i Paesi africani non possono pagare, i paesi poveri non possono pagare.
Posso citare la signora Primo Ministro (di Norvegia).
Non conosco la sua età e mi dispiacerebbe chiederglielo. È solo un esempio.
Vorrei anche citare il presidente Félix Houphouët Boigny. Non ha la mia età, eppure ha dichiarato pubblicamente Che almeno il suo Paese, la Costa d’Avorio, non può pagare.
Ma la Costa d’Avorio è tra i paesi che stanno meglio in Africa, almeno nell’Africa francofona.
Signor Presidente la mia non è quindi una provocazione.
Vorrei che molto saggiamente lei ci offrisse delle soluzioni.
Vorrei che la nostra conferenza adotti la necessità di dire chiaramente che noi non possiamo pagare il debito.
Non in uno spirito bellicoso, bellico.
Questo per evitare che ci facciamo assassinare individualmente.
Se il Burkina Faso da solo rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza! 
Invece, col sostegno di tutti, di cui ho molto bisogno, col sostegno di tutti potremo evitare di pagare… Consacrando le nostre magre risorse al nostro sviluppo.
[…]
Potremo anche usare le sue immense potenzialità per sviluppare l’Africa perché il nostro suolo e il nostro sottosuolo sono ricchi.
Abbiamo abbastanza braccia e un mercato immenso, da Nord a Sud, da Est a Ovest.
Abbiamo abbastanza capacità intellettuali per creare, o almeno prendere la tecnologia e la scienza in ogni luogo dove si trovano.
Signor presidente: facciamo in modo di realizzare questo fronte unito di Addis Abeba contro il debito.
Facciamo in modo che a partire da Addis Abeba decidiamo di limitare la corsa agli armamenti tra paesi deboli e poveri.
I manganelli e i coltellacci che compriamo sono inutili.
Facciamo in modo che il mercato africano sia il mercato degli africani.
Produrre in Africa, trasformare in Africa, consumare in Africa.
Produciamo quello di cui abbiamo bisogno e consumiamo quello che produciamo, invece di importarlo.
Il Burkina Faso è venuto ad esporvi qui la cotonnade, prodotta in Burkina Faso, tessuta in Burkina Faso, cucita in Burkina Faso per vestire i burkinabé.
La mia delegazione ed io stesso siamo vestita dai nostri tessitori, dai nostri contadini.
Non c’è un solo filo che venga d’Europa o d’America.
Non faccio una sfilata di moda ma vorrei semplicemente dire che dobbiamo accettare di vivere africano.
E’ il solo modo di vivere liberi e degni.
La ringrazio Signor presidente.
La patria o la morte, vinceremo!”

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