Archivi del mese: novembre 2011

Rallentamenti


L’Ocse rivede al ribasso le stime inerenti l’andamento delPil italiano per l’anno 2012, passando da un positivo +1,6% ad un recessivo-0,5%. Dati che palesano la necessità di ulteriori correzioni al fine dipervenire all’azzeramento del deficit auspicato dal precedente esecutivo erichiesto a viva voce dai vertici europei. L’aumento della flessibilità delmercato del lavoro congiuntamente ad una accelerazione delle liberalizzazionial fine di stimolare la concorrenza, sono gli ingredienti che l’Ocse pare prediligeree consigliare al belpaese per  favorirnela ripresa. Tutto ciò mentre Moody’s funestamente vaticina che: “laprobabilità di default multipli per i Paesi dell’Eurozona non è ulteriormentetrascurabile”. Per evitare l’empasse, urge un maggior dinamismo, da partedella BCE e di alcuni stati membri, scevro da cervellotici e controproducentinazionalismi.
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Record su record (2)


Alle 16.53 Bloomberg.com recita:
– Italy Govt Bonds 2 year Gross Yield: 7.64
– Italy Govt Bonds 5 year Gross Yield: 7.74
– Italy Govt Bonds 10 year Gross Yield: 7.30
Senza dimenticare che il Tesoro oggi ha allocato 8 miliardi di Bot semestrali ad un tasso del 6.504% in netto rialzo rispetto al 3,535% fatto registrare ad ottobre. Ancora record su record. Profondamente negativi, implicitamente recessivi. 

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Contagiosità


Mentre anche Fitch, dopo Moody’s, avverte Parigi circa ilrischio di perdere il rating AAA, fa notizia in tutta Europa l’insoddisfacenterisultato dell’odierna asta tedesca inerente i Bund decennali con scadenza fissata al 4 gennaio 2022. Dei sei miliardi dititoli offerti, ben il 35% sono rimasti invenduti… Rischio contagio anche perla Germania?

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Il dilemma del prestatore


«Costi di finanziamento elevati e persistenti, insieme a prospettive di crescita in deterioramento, potrebbero far aumentare le difficoltà del governo francese, con implicazioni di credito negative». Riferendosi alla Francia, Moody’s certifica che l’effetto contagio è ormai in pieno corso d’opera in tutto il vecchio continente. Tenendo in debito conto che anche l’Ungheria ha inviato al FMI ed alla Commissione Europea una richiesta di assistenza finanziaria, occorre dunque soffermarsi sul peccato originale dell’Europa (ne parlo qui) e su quella che appare, ora, una debolezza strutturale della BCE: il dilemma del prestatore di ultima istanza. A differenza della Fed, l’ Eurotower infatti non può comprare il debito degli stati che controlla (salvo mercato secondario) ed il controllo dei soli tassi di interesse appare insufficiente a preservare l’eurozona da una possibile recessione. Occorre una riforma statutaria che renda la BCE più simile alla banca centrale americana, (riforma invero osteggiata dal governo tedesco per voce del loro ministro delle finanze Schauble, che non ha titubato nel ribadire che: “non lasceranno che la Bce agisca come prestatore  di ultima istanza“), ovviamente congiuntamente alle riforme fiscali e strutturali dei paesi membri al fine di stimolarne la crescita.

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Effetto Monti

Mercoledì 9 novembre 2011. Spread Btp – Bonos: 142

Giovedì 17 novembre 2011. Spread Btp – Bonos: 35

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Il nuovo Governo, la Lega e le sfide future…


Il danno ma non la beffa. L’istituzione del Dicastero per la Coesione territoriale si pone come elemento di discontinuità tra il Governo Monti e l’esecutivo Berlusconi IV. Eliminati d’un sol colpo i Ministeri dei Rapporti con le Regioni e quello delle Riforme per il federalismo. Piegata la sua politica a favore di una diametralmente opposta, la Lega Nord si prepara ad dar fiato alle proprie trombe parlamentari dai banchi dell’opposizione, in una spasmodica ricerca della verginità dimensionale perduta. Il Governo Monti, appare ben costruito ma la componente politica mancante potrebbe pesare nella aule di Montecitorio in sede di approvazione delle misure di austerity. In tal senso Letta ed Amato, costituendosi quali garanti di PDL e PD, avrebbero reso ancora più stabile l’apparato tecnico che della stabilità necessiterà come l’ossigeno. Le sfide che il Governo Monti dovrà affrontare sono molteplici, verosimilmente sarà costretto ad arginare il rialzo degli spread deprimendo la spesa pubblica e/o aumentando ulteriormente la pressione fiscale, il che potrebbe portare ad un contestuale decremento della produzione e dei consumi. L’unica via di uscita da questo loop sarebbe dunque una sostanziale crescita delle esportazioni… Vedremo. Gli scenari sono plurimi, diffusamente imprevedibili ma a condurci nella tempesta sarà ora un governo altamente qualificato.

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Da Berlusconi a Monti


Berlusconi è caduto, il nemico è sconfitto, la guerra è vinta… Non dal popolo italiano. Berlusconi non è stato sfiduciato dal Parlamento, né sconfitto alle urne. Berlusconi ha fatto un passo indietro NECESSARIO e più volte auspicato, date le pressioni dei mercati finanziari e dei partners europei, ma guai a pensare che con la sua (momentanea?) uscita di scena la crisi sia risolta. La fase più aspra, quella dell’austerity, deve ancora calare la sua scure sulla popolazione italiana. Tempi e modi li detterà il nuovo premier. Convinto sostenitore dell’euro, il neosenatore a vita non ha mancato in passato di esprimere apprezzamenti persino su ministri ed imprenditori discussi come Gelmini e Marchionne: “…due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.(Corsera 2 gennaio ’11)”. Il compito di Monti non si presenta agevole. Risanare un paese uscito con le ossa rotte da 17 anni di Berlusconismo, in soli 18 mesi di governo, in un proscenio caratterizzato da un Parlamento bizzoso, già in piena campagna elettorale, appare impossibile. Invero il nuovo ministro ha l’ (in)grato incarico di dare il là ad una stagione di cambiamenti e  mutamenti che non diano alla nostra nazione il pesce ma le insegnino a pescare. I risultati si vedranno solo nel lungo periodo. Monti non è un mago, è anche lui un umano e per far quadrare i conti non potrà esimersi dal chiedere sacrifici a noi cittadini. Siamo ancora nel pieno della tempesta.

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I prossimi saranno i francesi?


Dopo Italia e Grecia sarà la volta della Francia? Con una disoccupazione che sfiora il 10% (contro l’8,3% italiano), un deficit pubblico che in conclusione di 2011 si attesterà al 5,8% (contro il 3,7% di Roma)  ed un disavanzo primario che a conclusione dell’anno venturo si prevede essere del 2,1% (contro un Avanzo primario del belpaese del 2,6%) i dati Macro, confortati dal crescente spread Oat-Bund approdato a quota 166, sembrano asserire di si. Certo, il debito pubblico transalpino non è esoso come quello italiano, ma  la differenza, a mio avviso, non è tale da permettere ai nostri vicini di mantenere ancora a lungo la Tripla A. Mi attendo un downgrade Francese nel giro di pochi mesi, al netto di “aiuti” europei. Vedremo quanto a lungo sghignazzerà monsieur Sarkò.

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A proposito di rivoluzione…

Sono convinto che la Vera RIVOLUZIONE di cui l’ Italia ha bisogno è educare tutti i cittadini a pagare le tasse ed a vivere nel rispetto della legge.

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Una fiaba per l’UE


Nel 2011…

C’era una volta Il regno delle Due Sicilie, e c’erano anche il Regno di Sardegna, lo Stato Pontificio, il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena e quello di Parma e più a nord,  sotto le Alpi anche il Regno Lombardo – Veneto. L’Italia ancora non esisteva, l’Italia ancora doveva farsi. Un bel dì, all’ombra del Monte Bianco, qualcuno notò che gli stati del nord, ricchi non erano già da un po’. “Cosa fare Diobò?” – Il signore si interrogò – e un’idea nella testa gli balenò:  “unire gli statarelli, ohibò! “Di tanti diventeranno uno“, il signore, sogghignando tra le tenebre, pensò. Battaglie, morti, guerre, promesse. Alla fine, lentamente, L’Italia maturò. Un’ Italia unita eppure divisa. Il sud ricco, ricchissimo. Il nord povero, poverissimo, ma entro breve l’astuto manovratore il suo sogno realizzò. Arco e feretra imbracciò ed in Robin Hood si trasformò. “Ruberò ai poveri, per dare ai ricchi“! Ed al pensiero le parole seguitò. Il patrimonio del regno delle Due Sicilie sequestrò ed al nord lo sistemò. La ricchezza traslò, dal sud al nord andò, e (non proprio) tutti felici e contenti vissero per un po’!

 BREVE NOTA DA WIKIPEDIA

Francesco Saverio Nitti così descrive in breve la situazione finanziaria delle Due Sicilie nel 1860:« Nel 1860 la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri stati della penisola, era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti:1. Le imposte erano inferiori a quelle degli altri stati.2. I beni demaniali ed i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme, e, nel loro insieme, superavano i beni, della stessa natura, posseduti dagli altri stati.3. Il debito pubblico, tenuissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte, e di molto inferiore a quello della Toscana.4. Il numero degli impiegati, calcolando sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna.5. La quantità di moneta metallica circolante, ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti insieme. »

Nel 2041…

C’era una volta l’Italia e poi c’erano anche la Spagna, la Grecia, la Turchia, la Francia, il Portogallo, la Germania ecc. La Confederazione Europea ancora non esisteva, si doveva fare. Un bel dì, sulle rive della Manica, qualcuno pensò: “l’Europa ricca non è già da un po‘”, “cosa fare Diobò?” – Il signore si interrogò – e un’idea nella testa gli balenò:  “unire gli statarelli, ohibò! Fare come l’America si può!”

Immaginiamo che qualcuno voglia davvero creare l’America in Europa. Vagheggiamo che questo qualcuno voglia anche, da gran mascalzone,  trasferire la ricchezza dal sud al nord. Rendere i ricchi ancora più ricchi ed i poveri, bontà loro, ancora più poveri! Come fare? Impossibile?  Il potere di una nazione si basa essenzialmente su una bipartizione: potere monetario e potere politico. L’Italia, cosi come tutti gli altri paesi dell’UE, già da un pezzo ha rinunciato alla propria sovranità monetaria, cedendola de facto all’Europa, inseguendo un sogno, forse un miraggio: L’Europa Unita ed il benessere. Cosi, per il cattivone di turno resterebbe da compiere solo l’altra metà del lavoro: il potere politico dalla periferia allontanare ed a Francoforte far albergare. Misteriosamente d’ un tratto, i nodi vengono al pettine, i conti da rossi diventano bollenti, l’asse Franco-Tedesca ci irride ed indirettamente ci costringe a silurare il nostro premier. (Berlusconi non l’abbiamo mica cacciato noi! Gli Italiani hanno votato convintamente PDL fino ad un anno fa.) Ora, IMPAURITI dalla mole del nostro debito pubblico, (del quale prima ignoravamo l’esistenza) abbiamo accettato di farci commissionariare ed accetteremo tutte le riforme necessarie per la riduzione dello stesso, ovvero la patrimoniale,il prelievo forzoso, le pensioni che L’UE ci imporrà e che un governo di transizione realizzerà, mentre i nostri conti sono stati messi (da oggi) sotto stretto controllo da delegati dell’Eurotower e del FMI. Tra trent’anni, i timori finanziari di oggi a qualcuno gioveranno. Ancora una volta ci sarà un’unità, ancora una volta la ricchezza andrà a nord, ancora una volta i ricchi saranno più ricchi ed i poveri saranno più poveri e la storia, come sempre, si ripeterà.

Questa è solo una storiella, forse un po’ complottista, non prendetela troppo sul serio (senza ironia)! C’è anche un’altra strada. L’Europa può davvero essere la nostra stella polare!

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