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Il Draghi sconfitto.

“First of all governments need to go to the EFSF; the ECB cannot replace governments.” Chi, dopo le parole di Draghi del 26 luglio scorso, si attendeva un aiuto concreto da parte dell’Eurotower a sostegno dei PIIGS è rimasto fatalmente deluso. Tassi invariati e nessun chiaro piano di acquisto bond: alle parole non sono seguiti i fatti. Il Ftse Mib è passato in pochi minuti da un positivo +2% ad un allarmante -3.5%, lo spread in violenta ascesa, ha raggiungo quota 500. La sensazione è che agosto sarà un mese caldo, non solo da un punto di vista atmosferico. Entro la fine di settembre, la pressione estiva dovrebbe poi tradursi in una richiesta di aiuti internazionali con consenguente cessione di sovranità (secondo il dictat tedesco) ovvero in una nuova manovra straordinaria. Tutto questo mentre la Confcommercio sottolinea come nel 2012 ci saranno oltre 20 mila chiusure di negozi e “forse la stima potrebbe essere anche ottimistica”. Oggi Draghi ha segnato il passo. Mala tempora currunt. Ancora.

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Italia – Spagna, calcio e non solo.

L’incontro calcistico tra Italia e Spagna in occasione dei campionati europei che si stanno svolgendo in Polonia ed Ucraina, ci è parsa l’occasione propizia per operare un confronto tra la situazione economica – finanziaria dei due paesi:

Italia Spagna
Rating (Fitch) A- BBB
Rating (Moody’s) A2 A3
Rating (S&P) BBB+ BBB+
Tasso disoccupazione giovanile 35,9% 52,1%
Rendimento Govt Bonds 10 YR 5,772% 6,216%
Tasso Inflazione HICP Aprile 3,681% 1,977%
Deficit – Pil (2011) 3,9% 8,5%
Debito/Pil (2011) 120,1%  66% (aggiornato al 3T 2011)

Dai dati in esame, non certo esaustivi, emerge chiaramente il disagio dei contendenti. Nella lotta per il passaggio al turno successivo, l’Italia è in vantaggio di strettissima misura, nonostante una partenza ad handicap. Protagonista principale della rimonta il governo Monti, che in pochi mesi ha recuperato lo svantaggio del proprio paese sul fronte spread nel confronto Btp – Bonos. Attenzione però al rischio, molto quotato dai bookmakers, che impantanati nelle loro traversie,  né un paese né l’altro riescano ad accedere alla fase successiva.

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L’Italia può fallire?

Alla luce della risalita dello spread BTp – Bund, che ha superato quota 4%, vien naturale interrogarsi se l’Italia può realmente defaultare? La risposta alla vexata quaestio ci giunge da Moody’s che fissa al 4,2% il rendimento limite invalicabile superato il quale il debito italiano (ma anche quello spagnolo) non può più essere ripagato nel lungo periodo. Oggi il bond decennale quota 5,652%,(al lordo dell’effetto LTRO). Data la vita media del debito italiano fissata a 7 anni, è lapalissiano che fra 5, 6 anni il nostro paese sarà chiaramente esposto al rischio bancarotta.

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Le riforme promesse (e mantenute?)

10 aprile  2012, il FTSE MIB chide a -4,98%, maglia nera continentale. Lo spread Btp -Bund rivede quota 400 certificando che le nubi, sopite per qualche mese, stanno tornado ad addensarsi sull’italico futuro. Il listino risente, indubbiamente, anche di problematiche europee ma per cogliere la vera essenza della realtà economico – finanziaria tricolore è doveroso volgere lo sguardo anche alla trave nostrana. Fin qui il Governo Monti ha “solo” evitato, mediante una poderosa stressa fiscale su buona parte del settore privato, che l’aumento dello spread incagliasse il paese nella secca di una crisi rapida e feroce. Grazie anche ai bassi tassi della BCE, l’Italia ha guadagnato tempo, ma ora i mercati sembrano interrogarsi su quale sia la reale distanza tra le riforme paventate e quelle realizzate. Vien da chiedersi che fine abbiano fatto le mitologiche liberalizzazioni fortemente volute e celermente delegate e decentrate. Alle parole non sembrano aver seguitato fatti e le azioni improntante a far crescere il paese sono rimaste sulla carta. Anche sul piano internazionale il premier italiano deve preoccuparsi di parare i primi affondi. Il Wall Street Journal torna sui suoi passi e dopo aver paragonato Monti alla Tatcher fa mea culpa: “in un attacco improvviso di euro-follia abbiamo sperato che Monti potesse essere un leader stile Thatcher, pronto a rendere posizione contro un moderno Arthur Scargills ma dopo la resa davanti al partito di sinistra, che sostiene la sua  coalizione di governo, il paragone più appropriato per Monti è con Ted Heath, lo sventurato predecessore della Lady“. D’altronde, secondo Monti stesso, la Crisi nell’Eurozona è quasi finita… Chissa, magari sta arrivando la super crisi.

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Ci sorridono i Monti

L’ennesimo attestato di stima all’operato di Monti arriva da Josè Manuel Barroso. “L’Italia sta sta mostrando la strada da percorrere e il sostegno dell’Italia sarà importante per tutti noi“, ha affermato il presidente della Commissione Europea ribadendo che il nostro paese “si è avviato verso un processo di riforme globali per risanare le sue strutture in un progetto ambizioso volto a guadagnare la fiducia dei mercati e degli investitori”. Infine Barroso ha voluto congratularsi anche con i cittadini italiani “per la saggezza dimostrata perché hanno capito che le riforme sono necessarie, indispensabili, affinché l’Italia ritrovi la fiducia degli investitori esteri”. Argomentando a proposito di fiducia dei mercati e degli investitori, non si può prescindere dall’analisi dello spread, ora costantemente inferiore a quello spagnolo. Se la picchiata dei rendimenti non è imputabile unicamente all’operato del governo (ma deriva anche dalle azioni della BCE), indubitabilmente il confronto con il rendimento dei bond decennali spagnoli ci rinfranca sulla bontà delle scelte operate del governo tecnico. Well Done, i Monti ci sorridono.

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Il rischio del liquido illiquido 2

La maxi asta della Bce, prevista per il 29 febbraio, ha assegnato a 800 istituti di credito 529 miliardi di euro al tasso dell’1% a 36 mesi. Secondo “il Sole 24 ore” le banche italiane hanno fatto domanda per oltre 100 miliardi. Di questi, Intesa Sanpaolo ne ha chiesti 24, UniCredit poco meno di 12,5 Ubi Banca 6, Banco Popolare 3,5. La bontà dei dati elencati può essere dedotta in via indiretta anche dall’analisi dello spread Btp-Bund sceso sotto il 3,10% correlatamente al rendimento del bond Italiano da 10 anni, approdato per la prima volta da agosto, sotto la soglia del 5%. Segnali incoraggianti… Ma non per tutti. L’operazione LTRO (Long term refinancing operation) non sembra aver suscitato i favori del presidente della Fed Bernanke. I diversi distinguo sono alimentati dalle varie relative convinzioni. A mio parere, è necessario profittare dell’attenuazione della pressione sugli spread, frutto della maxi immissione di liquidità, per continuare nella strada inaugurata dal governo Italiano, non cullandosi su effimeri allori. La via del risanamento, passa anche attraverso la concessione di credito alle PMI e più in generale all’economia reale, la liquidità non deve nuovamente rivelarsi illiquida.

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