Archivi del mese: agosto 2012

Italiani e lavoro in nero.

A lungo ho tentato di raccapezzarmi circa le motivazioni che “consentono” all’italiano medio di tollerare passivamente qualsiasi imposizione fiscale e legislativa. Nell’ansiogeno tentativo di risolvere la vexata quaestio ho preso spunto dalle parole del presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara circa la composizione del Prodotto interno lordo tricolore.

“In Italia esistono tre tipologie di PIL: uno ufficiale; uno sommerso, pari a 540 miliardi di euro nel 2011 e al 35% del Pil ufficiale; e un Pil criminale che ha superato i 200 miliardi di euro l’anno”.

Nello stivale d’Europa (molto più che in altri paesi) esiste dunque una parte di ricchezza “occulta”, prodotta da transazioni di tipo informale e dall’ inosservanza dei vincoli imposti dalla legge al fine di evitarne gli oneri. Si tratta in buona sostanza di pura evasione, il cui costo, notoriamente ricade sulla collettività. Eppure Milton Friedman, in visita in Italia nel 2001, asserì che

“se il nostro paese si regge ancora è grazie al mercato nero ed all’evasione fiscale che sono in grado di sottrarre ricchezze alla macchina parassitaria ed improduttiva dello Stato per indirizzarle invece verso attività produttive”.

In poche parole, a detta del premio Nobel, l’italiano medio trova la sua valvola di sfogo nel nero più che nella protesta e nel rispetto delle normative. Evadere viene considerato moralmente giusto, data l’asserita improduttività dello Stato. Pertanto, a mio parere, postulata l’ineluttabile correttezza insita nel pagare i costi dello stato a condizione che questo non li gonfi eccessivamente, una buona lotta all’evasione non può prescindere dal riordino e dalla riorganizzazione di quella che Friedman definì “macchina parassitaria ed improduttiva”. Nel medio – lungo termine ne trarremo tutti beneficio.

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Bernanke: il ponte UE-USA

Il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke ricordando che: “la crisi debitoria europea rallenta la crescita economica americana, spaventando gli investitori e indebolendo le esportazioni” ha recentemente  addossato parte della colpa della difficile situazione economica americana all’UE. Caro Ben, sicuro di non confondere causa ed effetto?

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Goldman Sachs – Exit.

Goldman Sachs Group cut its holdings of Italian sovereign debt by 92 percent in the second quarter after boosting them in the first three months of the year. “Market exposure” to Italian government bonds fell to $191 million at the end of June from $2.51 billion at the end of March, the New York-based firm said in a quarterly regulatory filing today. Goldman Sachs also increased its credit-derivative positions on Italy in the quarter, pushing its total market exposure to Italian government and non-government securities to negative $977 million from positive $2.4 billion in March.

Pesa forse più di un downgrade la notizia secondo la quale Goldman Sachs (una delle principali banche d’affari su scala planetaria e quinta maggiore banca americana per asset) ha decrementato drasticamente la propria posizione sul debito italiano. Come si deduce dalla lettura della documentazione presentata trimestralmente dalla stessa banca alla SEC (Securities and Exchange Commission), Goldman Sachs ha ridotto l’esposizione del 92% a 191 milioni di dollari dai 2,51 miliardi di dollari della fine di marzo, invertendo peraltro la tendenza rispetto al primo trimestre dell’anno. Contestualmente la banca americana ha reso noto di essersi protetta dal “rischio Italia” aumentando la sua posizione sui CDS. Insomma, dati alla mano, la pubblic company con sede a New York non credeva (almeno fino al 30 giugno e non è dato sapere se le cose siano cambiate) in una possibile ripresa del Belpaese. Intanto, per evitare che il vaticinio di Goldman Sachs si concretizzi, il governo tecnico ha dato il via alle svendite delle italiche risorse.

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Avviso ai naviganti: non si fa credito.

“Peggiora l’andamento dei prestiti delle banche alle imprese, a giugno (il dato è) ancora negativo, per il secondo mese consecutivo. Il mese scorso i finanziamenti alle società non finanziarie sono diminuiti dell’1,5% (tendenziale dodici mesi), con un peggioramento rispetto al -0,4% segnato a maggio”. (Il Sole 24 ore – 9 agosto 2012)

Quando causa ed effetto si miscelano le conseguenze sono deflagranti. La vexata quaestio è sempre la medesima  (diffusamente qui) e la soluzione non appare prossima. A monte il costo del denaro non è particolarmente elevato, grazie ai tagli sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale fortemente voluti da Mario Draghi ma, a causa di varie disfunzioni nella trasmissione delle politiche monetarie, a valle il discorso muta considerevolmente: il premio al rischio lievita decisamente. Cogliamo tuttavia anche qualche segnale di cauto ottimismo nella flessione del rendimento dei nuovi mutui concessi per l’acquisto della casa  (a giugno al 4,18% dal 4,33% di maggio) e nella flessione dei tassi  sulle nuove erogazioni di credito al consumo scesi rispetto a maggio dello 0,17%. Primi segnali di una lenta, lentissima ripresa?

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Il Draghi sconfitto.

“First of all governments need to go to the EFSF; the ECB cannot replace governments.” Chi, dopo le parole di Draghi del 26 luglio scorso, si attendeva un aiuto concreto da parte dell’Eurotower a sostegno dei PIIGS è rimasto fatalmente deluso. Tassi invariati e nessun chiaro piano di acquisto bond: alle parole non sono seguiti i fatti. Il Ftse Mib è passato in pochi minuti da un positivo +2% ad un allarmante -3.5%, lo spread in violenta ascesa, ha raggiungo quota 500. La sensazione è che agosto sarà un mese caldo, non solo da un punto di vista atmosferico. Entro la fine di settembre, la pressione estiva dovrebbe poi tradursi in una richiesta di aiuti internazionali con consenguente cessione di sovranità (secondo il dictat tedesco) ovvero in una nuova manovra straordinaria. Tutto questo mentre la Confcommercio sottolinea come nel 2012 ci saranno oltre 20 mila chiusure di negozi e “forse la stima potrebbe essere anche ottimistica”. Oggi Draghi ha segnato il passo. Mala tempora currunt. Ancora.

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