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Il Draghi sconfitto.

“First of all governments need to go to the EFSF; the ECB cannot replace governments.” Chi, dopo le parole di Draghi del 26 luglio scorso, si attendeva un aiuto concreto da parte dell’Eurotower a sostegno dei PIIGS è rimasto fatalmente deluso. Tassi invariati e nessun chiaro piano di acquisto bond: alle parole non sono seguiti i fatti. Il Ftse Mib è passato in pochi minuti da un positivo +2% ad un allarmante -3.5%, lo spread in violenta ascesa, ha raggiungo quota 500. La sensazione è che agosto sarà un mese caldo, non solo da un punto di vista atmosferico. Entro la fine di settembre, la pressione estiva dovrebbe poi tradursi in una richiesta di aiuti internazionali con consenguente cessione di sovranità (secondo il dictat tedesco) ovvero in una nuova manovra straordinaria. Tutto questo mentre la Confcommercio sottolinea come nel 2012 ci saranno oltre 20 mila chiusure di negozi e “forse la stima potrebbe essere anche ottimistica”. Oggi Draghi ha segnato il passo. Mala tempora currunt. Ancora.

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Il bivio Europeo.

Con il giungere dell’alta temperatura, anche il mercato azionario inizia a riscaldarsi. Dato il rosso preminente, se non fosse un’ entità astratta, diremmo quasi che il FTSE MIB ha preso troppo sole, privo di adeguata protezione. A qualche mese dall’operazione LTRO, i listini bancari tornato a virare decisamente verso il basso. Nell’odierna giornata UBI Banca ha fatto segnare -7,13%,  Unicredit ha perso il 5,66%, Banca Pop Emilia il 5,44%, Banca Pop Milano il 5,28%, MPS il 5,18%, Intesa il 4,64%. La nomina di Enrico Bondi  a commissario straordinario alla spending rewiev è passata totalmente inosservata mentre lo spread ha ripreso a correre attestandosi a quota 3,94%. La fiducia nel nostro paese e negli altri PIIGS tarda a manifestarsi e gli investitori preferiscono prendere posizione sui Bund. La BCE dal canto suo, temporeggia, in attesa che la politica faccia le proprie mosse. Il sistema bancario nazionale, pur pungolato, non sembra rispondere adeguatamente agli stimoli. Se in seguito al LTRO è stato evitato un Credit Crunch deflagrante, non è detto, che stante la lentezza della politica a cogliere la palla al balzo, questo rischio non si ripresenti in futuro. Le banche italiane d’altronde hanno aumentato la loro esposizione sui titoli di stato nazionali, contribuendo a stringere la cinghia attorno al credito, finendo a livello sistematico per seminare i primi protomi di  un processo di de-europeizzazione. In tutto ciò  l’economia reale ci ricorda che i consumi sono fermi, la disoccupazione sale ed il tema dominante (ben lungi dall’essere la crescita) sono i tagli. L’Europa si sta lentamente dissolvendo e l’elezioni politiche francesi rappresenteranno un crocevia importante per scrutare il futuro dell’Europa e della sua autonomia, al momento alla mercé degli umori dei mercati.

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