Archivi del mese: aprile 2012

L’Italia in Saldo, la fuga del made in Italy.

Alla luce della recente  acquisizione di Ducati da parte di Audi occorre rispolverare la situazione del Made in Italy al fine di stimare se è in atto o meno un depauperamento delle italiche risorse.

Ricordiamo che:

–          La famiglia che controlla il brand Bulgari ha ceduto il 50% della proprietà alla francese Louis Vuitton Moet Hennessy che già deteneva  Acqua di Parma, Emilio Pucci e Fendi.

–          La maison Gianfranco Ferrè è stata ceduta al Paris Group di Dubai.

–          Gucci è stata venduta nel 2001 alla francese Pinault-Printemps-Redoute.

–          Il pacchetto azionario di Coccinelle è detenuto integralmente dai Coreani E-Land Europe, che già possedevano il marchio emiliano Mandarina Duck

–          Valentino è controllato dalla britannica Permira.

–           Safilo (Società azionaria fabbrica italiana lavorazione occhiali) è finita nelle mani del gruppo olandese Hal Holding.

–          Standa è finita nel 2001 nelle mani del gruppo tedesco Rowe.

–          Russian Standard possiede il 70% di Spumanti Gancia.

–          Unilever (multinazionale anglo – olandese) è proprietaria di Algida, Riso Flora e confetture Santa Rosa.

–          Fiorucci è stata ceduta ad imprenditori giapponesi.

–          AR Pelati è stata acquisita dalla società Princes controllata dalla Giapponese Mitsubishi

–          La transalpina Lactlalis ha acquisito i marchi Galbani e Invernizzi, Cademartori, Locatelli, Président e Parmalat

–          La spagnola Sos Cuetara controlla Minerva Oli, Carapelli, Bertolli e (dadi) Star.

–           Buitoni, Sanpellegrino, Baci Perugina, Valle degli Orti ed Antica Gelateria del Corso sono invece di proprietà della svizzera Nestlè.

–          Fastweb fa parte di Swisscom.

–          Omnitel è stata ceduta alla britannica Vodafone.

–           Wind è controllata da imprenditori egiziani.

E’ pur vero che vale anche il contrario (Barilla compra Wasa e Harrys’s, Luxottica fa shopping in  America e compra Ray – Ban) ma per ogni azienda italiana che cresce all’estero, tre holding straniere si appropriano di marchi made in Italy.

Dopo la fuga dei cervelli, ecco la fuga dei marchi e delle imprese. L’Italia in saldo.

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Siamo uomini… Restiamo umani.

A qualunque latitudine, facciamo parte della stessa comunità. Ogni uomo, ogni donna, ogni piccolo di questo pianeta, ovunque nasca e viva, ha diritto alla vita e alla dignità. Gli stessi diritti che rivendichiamo per noi appartengono anche a tutti gli altri e le altre, senza eccezione alcuna. Restiamo umani, anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda.” (Vittorio Arrigoni)

Affinché il significato della parole non vada perduto.Ricordiamoci che siamo umani, non comportiamoci come se fossimo bestie.

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L’Italia può fallire?

Alla luce della risalita dello spread BTp – Bund, che ha superato quota 4%, vien naturale interrogarsi se l’Italia può realmente defaultare? La risposta alla vexata quaestio ci giunge da Moody’s che fissa al 4,2% il rendimento limite invalicabile superato il quale il debito italiano (ma anche quello spagnolo) non può più essere ripagato nel lungo periodo. Oggi il bond decennale quota 5,652%,(al lordo dell’effetto LTRO). Data la vita media del debito italiano fissata a 7 anni, è lapalissiano che fra 5, 6 anni il nostro paese sarà chiaramente esposto al rischio bancarotta.

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La crisi sta finendo?

Ftse MIb 16 aprile 2007 43.549,00 – Ftse Mib 10 aprile 2012 14.359,00 (-67,03%)…

 

E dato che la produzione industriale, in controtendenza rispetto all’Eurozona, continuare a diminuire, le speranze di una rapida ripresa appaiono quanto mai flebili. Come ricorda Passera occorre rimettere in moto la crescita… Nei fatti!

Altrimenti, il peggio deve ancora venire.

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Stay Human

In ricordo di Vittorio Arrigoni. (Bulciago 4 febbraio 1975 – Gaza,15 aprile 2011)

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Le riforme promesse (e mantenute?)

10 aprile  2012, il FTSE MIB chide a -4,98%, maglia nera continentale. Lo spread Btp -Bund rivede quota 400 certificando che le nubi, sopite per qualche mese, stanno tornado ad addensarsi sull’italico futuro. Il listino risente, indubbiamente, anche di problematiche europee ma per cogliere la vera essenza della realtà economico – finanziaria tricolore è doveroso volgere lo sguardo anche alla trave nostrana. Fin qui il Governo Monti ha “solo” evitato, mediante una poderosa stressa fiscale su buona parte del settore privato, che l’aumento dello spread incagliasse il paese nella secca di una crisi rapida e feroce. Grazie anche ai bassi tassi della BCE, l’Italia ha guadagnato tempo, ma ora i mercati sembrano interrogarsi su quale sia la reale distanza tra le riforme paventate e quelle realizzate. Vien da chiedersi che fine abbiano fatto le mitologiche liberalizzazioni fortemente volute e celermente delegate e decentrate. Alle parole non sembrano aver seguitato fatti e le azioni improntante a far crescere il paese sono rimaste sulla carta. Anche sul piano internazionale il premier italiano deve preoccuparsi di parare i primi affondi. Il Wall Street Journal torna sui suoi passi e dopo aver paragonato Monti alla Tatcher fa mea culpa: “in un attacco improvviso di euro-follia abbiamo sperato che Monti potesse essere un leader stile Thatcher, pronto a rendere posizione contro un moderno Arthur Scargills ma dopo la resa davanti al partito di sinistra, che sostiene la sua  coalizione di governo, il paragone più appropriato per Monti è con Ted Heath, lo sventurato predecessore della Lady“. D’altronde, secondo Monti stesso, la Crisi nell’Eurozona è quasi finita… Chissa, magari sta arrivando la super crisi.

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Una lunga scia di dolore

Di Pietro attacca duro: «Monti ha i suicidi sulla coscienza». A mio parere, più corretto sarebbe affermare che la colpa è dei governi e delle opposizioni che si sono succeduti negli ultimi 40 anni e che, negligendo su sprechi, abusi e sul marciume insito all’ interno del “sistema Italia” hanno reso necessarie misure straordinarie altrimenti evitabili. Eppur di fronte al lungo elenco di lavoratori e pensionati suicidatisi da gennaio ad oggi non ci  si può esimere dal chiedersi cosa lo Stato abbia fatto per evitare questa lunga scia di dolore.

02/01/2012: Bari,74 anni, pensionato si getta dal balcone Inps chiedeva rimborso.
09/01/2012: Bari 64 e 69 anni, pensionati si suicidano in coppia.
12/01/2012: Arzachena, 39 anni commerciante tenta di asfissiarsi,viene salvato.
22/02/2012: Trento, 44 anni per i troppi debiti si getta sotto ad un treno…. è salvo.
25/02/2012: San Remo, 47 anni, elettricista si spara.
26/02/2012: Firenze, 65 anni, imprenditore si impicca.
02/03/2012: Ragusa, commerciante tenta di darsi fuoco.
02/03/2012: Pordenone, 46 anni, magazziniere si suicida.
09/03/2012: Genova, 45 anni disoccupato, sale su un traliccio della corrente.
09/03/2012: Taranto, 60 anni, commerciante trovato impiccato.
10/03/2012: Torino, 59 anni, muratore si da fuoco.
14/03/2012: Trieste, 40 anni, appena disoccupato si da fuoco.
15/03/2012: Lucca, 37 anni, infermiera ingerisce acido.
21/03/2012: Lecce, 29 anni, artigiano si impicca.
21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.
23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca.
27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra.
28/03/2012: Bologna: 58 anni, si da fuoco davanti all’Agenzia delle entrate.
29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.
01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.
02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca.
03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara.
03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra,riduzione della pensione
03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.
04/04/2012 Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.
04/04/2012 Roma Imprenditore si spara al petto col fucile La sua azienda stava fallendo.

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Auto in estinzione.

Come ampiamente prevedibile le vendite della auto in Italia nel mese di marzo 2012 sono crollate rispetto a 12 mesi prima di oltre un quarto del totale (-26,7%). Il nefasto vaticinio targato Sergio Marchionne si è manifestato in tutta la sua numerica, asettica asprezza: 138.137 nuove immatricolazioni sono un magro bottino se paragonate alle 188.495 del marzo 2011. In particolare, rileva il tonfo di Fiat che ha segnato il passo facendo registrare la peggiore performance su base mensile degli ultimi 32 anni: era dal lontano 1980 che la fabbrica torinese non scendeva cosi in basso. Se i dati assoluti non fanno di certo dormire sogni tranquilli all’AD Marchionne, le determinanti relative, se possibile, sono ancora peggiori. Rispetto a marzo 2011 la quota di mercato del Lingotto è passata dal 29,61% al 26,01%. Dati drammatici se si pensa che “secondo gli operatori – questo settore – che vale l’11,6% del Pil, contribuisce con il 16,6% al gettito fiscale nazionale e dà lavoro a 1.200.000 persone” (Corriere.it), ed anche le previsioni per il futuro sono funeree. L’economia reale stenta, schiacciata dal peso delle tasse…  Un bel effetto LTRO per le famiglie, per cortesia.

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Come diventare ricchi in poco tempo

Prendendo le mosse dall’analisi degli studi logici matematici che hanno contraddistinto le brillanti carriera universitarie di eminenti luminari del mondo della finanza e dell’economia quali Fish Dekker o April Van Der Borre, si arriva facilmente ad intuire come lo studio dei punti di massimo di una funzione qualunque che abbia come dominio tutto R ci fornisce dei risultati parziali che incrociati con quelli deducibili dalla risoluzione dell’equazione 1x +4x(2)= 2,012 ci porta indubitabilmente a postulare che il metodo più semplice per diventare ricchi è:

 

Giocare al superenalotto e sperare in un miracolo.

 

PESCE D’APRILE.

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