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Il Draghi sconfitto.

“First of all governments need to go to the EFSF; the ECB cannot replace governments.” Chi, dopo le parole di Draghi del 26 luglio scorso, si attendeva un aiuto concreto da parte dell’Eurotower a sostegno dei PIIGS è rimasto fatalmente deluso. Tassi invariati e nessun chiaro piano di acquisto bond: alle parole non sono seguiti i fatti. Il Ftse Mib è passato in pochi minuti da un positivo +2% ad un allarmante -3.5%, lo spread in violenta ascesa, ha raggiungo quota 500. La sensazione è che agosto sarà un mese caldo, non solo da un punto di vista atmosferico. Entro la fine di settembre, la pressione estiva dovrebbe poi tradursi in una richiesta di aiuti internazionali con consenguente cessione di sovranità (secondo il dictat tedesco) ovvero in una nuova manovra straordinaria. Tutto questo mentre la Confcommercio sottolinea come nel 2012 ci saranno oltre 20 mila chiusure di negozi e “forse la stima potrebbe essere anche ottimistica”. Oggi Draghi ha segnato il passo. Mala tempora currunt. Ancora.

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La crisi sta finendo?

Ftse MIb 16 aprile 2007 43.549,00 – Ftse Mib 10 aprile 2012 14.359,00 (-67,03%)…

 

E dato che la produzione industriale, in controtendenza rispetto all’Eurozona, continuare a diminuire, le speranze di una rapida ripresa appaiono quanto mai flebili. Come ricorda Passera occorre rimettere in moto la crescita… Nei fatti!

Altrimenti, il peggio deve ancora venire.

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Le riforme promesse (e mantenute?)

10 aprile  2012, il FTSE MIB chide a -4,98%, maglia nera continentale. Lo spread Btp -Bund rivede quota 400 certificando che le nubi, sopite per qualche mese, stanno tornado ad addensarsi sull’italico futuro. Il listino risente, indubbiamente, anche di problematiche europee ma per cogliere la vera essenza della realtà economico – finanziaria tricolore è doveroso volgere lo sguardo anche alla trave nostrana. Fin qui il Governo Monti ha “solo” evitato, mediante una poderosa stressa fiscale su buona parte del settore privato, che l’aumento dello spread incagliasse il paese nella secca di una crisi rapida e feroce. Grazie anche ai bassi tassi della BCE, l’Italia ha guadagnato tempo, ma ora i mercati sembrano interrogarsi su quale sia la reale distanza tra le riforme paventate e quelle realizzate. Vien da chiedersi che fine abbiano fatto le mitologiche liberalizzazioni fortemente volute e celermente delegate e decentrate. Alle parole non sembrano aver seguitato fatti e le azioni improntante a far crescere il paese sono rimaste sulla carta. Anche sul piano internazionale il premier italiano deve preoccuparsi di parare i primi affondi. Il Wall Street Journal torna sui suoi passi e dopo aver paragonato Monti alla Tatcher fa mea culpa: “in un attacco improvviso di euro-follia abbiamo sperato che Monti potesse essere un leader stile Thatcher, pronto a rendere posizione contro un moderno Arthur Scargills ma dopo la resa davanti al partito di sinistra, che sostiene la sua  coalizione di governo, il paragone più appropriato per Monti è con Ted Heath, lo sventurato predecessore della Lady“. D’altronde, secondo Monti stesso, la Crisi nell’Eurozona è quasi finita… Chissa, magari sta arrivando la super crisi.

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