Archivi del mese: settembre 2011

Effetto spread

In giornata il Tesoro ha collocato 7,9 mld di titoli. L’astaodierna si è distinta per il deciso aumento del rendimento dei BTp con scadenza2014 il cui tasso è aumentato dello 0,81% (issandosi a quota 4,68%) rispettoall’ultima asta analoga tenutasi lo scorso 30 agosto, con rapporto bid to coverin lieve rialzo rispetto all’ultima emissione (da 1,32 a 1,36). Il Tesoro hacollocato anche BTP a scadenza 2021 per un valore di 1,3 miliardi di euro, a unrendimento del 5,49% e bond con scadenza ad agosto 2022 per un ammontare pari a2,46 miliardi con un premio al rischio del 5,86%. Rialzi generalizzati dunqueper i rendimenti che hanno raggiunto il loro picco massimo dall’introduzionedell’euro, nel lontano 1999. Balzo realizzatosi conseguentemente all’alto livelloraggiunto dal differenziale con i bund tedeschi. Questi sono i costi reali rimandatial futuro, derivati (anche) dalla scarsa fiducia che il governo riscuotenell’ambito dei mercati internazionali. Diffidenza emergente esplicitamentenella celeberrima missiva di agosto a firma Trichet-Draghi (diffusa in giornatadai MSM) con la quale la Bce ci ha rimandato a settembre. “Il Consigliodirettivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazionedella sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alleriforme strutturali”. Urgeva ed urge (ri)guadagnare fiducia attraversomisure per la crescita come la liberalizzazione dei servizi pubblici locali edei servizi professionali ed una strenua lotta alla disoccupazione, misure chedevono essere realizzate in tempi brevi, prima della prossima caduta delmercato azionario. Non possiamo permetterci  a lungo un rendimento sui Bot semestrali del3,071% ( per quanto il bid to cover a 1,74 sia leggermente migliorato). Agennaio si sa, non ci saranno esami di riparazione.

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Situazione non chiara

Ftse Mib 14.118,98 (+3,32%), Dax 30 4.089,37 (+0,45%), Ibex 35 8.202 (+2.56%), Cac 40 2.859 (+1,75%). Giornata positiva per le borse europee spinte in alto dalla prospettiva (meglio speranza) di un’ estensione del fondo EFSF. A margine della riunione del G20 a Washington Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici, ha confermato che è in corso di valutazione la possibilità di incrementare le capacità operative dello SPV  attraverso leverage, pur non scendendo nei particolari tecnici. Uno degli scenari analizzati prevede l’acquisto da parte dell’Efsf del debito dei paesi europei fino ad un massimo di 2 o 3 mila miliardi di euro, finanziato attraverso l’emissione di proprio debito in contropartita di prestiti concessi dalla BCE con garanzie dei Paesi dell’Area Euro, ipotizzando cosi di generare una convergenza fra gli spread dei paesi periferici e centrali che porterebbe seco una diminuzione del costo del debito per i PIIGS garantendo loro il tempo necessario per rimettere in sesto i propri conti. La strada verso l’allargamento del Efsf è pero resa impervia dalla posizione tedesca  che evidenzia come il meccanismo di condivisione dei rischi all’interno dell’area euro “darebbe una forte spinta rialzista ai titoli di Stato di Italia e Spagna mentre indebolirebbe i titoli tedeschi” (Second gli analisti della Royal Bank of Scotland). Un adeguamento dell’Spv dei 16 paesi membri dell’Eurozona non può però prescindere da una aprioristica ricapitalizzazione delle banche europee al fine di rassicurare i mercati che ad un eventuale default di Grecia o Portogallo non farebbe seguito una crisi finanziaria sistemica. Ricapitalizzazione da effetttuarsi privatamente, tramite intervento dello Stato oppure tramite intervento dell’attuale Efsf (quello da 440 miliardi), Lo scenario come si può intuire è di difficile lettura.

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Fiat Sergio

Anche Fiat finisce nel calderone dei continui downgrade da parte delle agenzie di rating: Moody’s ha tagliato il giudizio sul gruppo da Ba1 a Ba2, con outlook negativo causando ingenti ribassi ai titoli di casa Fiat. All’origine del downgrade «i rischi di business di Fiat e il rinnovo dei modelli relativamente scarso rispetto ad alcuni diretti concorrenti, il che frena la competitività del costruttore e riflette le perdite di quote di mercato» e l’elevata interdipendenza venutasi a creare con Chrysler. Un matrimonio fortemente voluto da Marchionne. Siamo cosi sicuri che il manager dalla residenza svizzera sia cosi geniale come viene descritto dai MSM? Ulteriori approfondimenti Qui

Fiat Industrial in ribasso

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Giudizi (a)politici.

Il governo italiano respinge la bocciatura con cui S&Pha declassato il rating del nostra paese in quanto le valutazioni dell’agenzia statunitense”sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose eappaiono viziate da considerazioni politiche”. Sarà vero? Facciamo un po’ di chiarezza.Ipotizzando  che allo scadere del warning lanciato da Moody’s, anche quest’ultima provveda atagliare il rating del belpaese e ipotizzando altresì che la reazione della classe governanteitaliana sia la medesima, cerchiamo di comprendere se la definizione di giudiziopolitico ha una sua “ragion d’etre”. Moody’s, seconda agenzia di rating mondialeper penetrazione del mercato, è controllata da grandi investitori finanziari e colossidell’asset management. Il primo azionista con il 12,42% è la Berkshire Hathaway il cui Ceo epresidente è un certo Warren Buffet. Warren, soprannominato “l’oracolo diOmaha”, con un patrimonio stimato in 47 miliardi di dollari (quasi metà della finanziaria italiana)può fregiarsi del titolo di terzo uomo più ricco del pianeta. Un mesetto fa la BerkshireHathaway ha investito 5 miliardi di dollari in Bank of America, banca ovviamentesottoposta ad un giudizio di rating. Notate il conflitto di interessi. Moody’s fa capoalla stessa persona che pochi mesi fa ha investito in Bank of America, sarebbe logicoattendersi dunque un giudizio estremamente positivo da parte della seconda agenzia dirating mondiale nei confronti della più grande banca commerciale degli Stati Uniti D’America edinvece…Sorpresa! Nella giornata di ieri Moody’s ha abbassato di due”notch” il rating di Bank of America, portandolo a Baa1, poiché, dopo la riforma Dodd-Frank delsettore finanziario, diminuiscono le probabilità che il governo americano possa intervenire persalvare un istituto finanziario in grave crisi: “è sempre più probabilelasciar fallire una grande banca, se questa palesa problemi finanziari”. Cioè significa cheun’azienda di Warren Buffet ha declassato un’ altra azienda dello stesso Buffet. Fermorestando che anche le agenzie di rating non sono sicuramente esenti da imprecisioni,errori ecolpe… Non le si può accusare di diffondere giudizi politici se gli accusatori sono la causa primaria (e non l’effetto) del downgrade.

Maggiori investitori istituzionali di Moody’s

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Un ovvio downgrade inatteso

Nella nottata l’agenzia di rating S&P ha ridotto di unnotch il rating della Repubblica italiana, con outlook negativo, che tradottosignifica possibilità di ulteriore downgrade entro i primi mesi del 2012. Il tagliodi Standard & Poor’s da A+ a A arriva quasi quattro mesi dopo il warninglanciato dall’ agenzia di rating americana il 20 maggio scorso. Le motivazioni addotteda S&P sono inequivocabili: scarsa prospettiva di crescita economica, coalizionedi governo fragile ed inadeguata a fronteggiare un peggioramento dellacrisi, dimensione del debito elevata. Un downgrade ampiamente atteso, previstoche non ha portato turbative ai mercati finanziari i quali razionalmenteavevano già scontato un eventuale declassamento nelle settimane scorse. S&Pnon ha fatto altro che consolidare teorie già ovvie, esprimendo un giudizioapolitico ed imparziale. Persino lo spread Btp-Bund dopo aver sfiorato quota400 punti base in apertura di borse si è stabilizzato a quota 385, a distanza disicurezza dal rendimento-soglia del 6%, grazie al programma-morfina di acquistobond della BCE.
Inattesa nei tempi, non nel contenuto, la scure di S&Pprecede di qualche giorno il giudizio di Moody’s che dopo aver aspramentecriticato la manovra italiana per i tagli agli enti locali e l’assenza di misureper la crescita dovrebbe essere pronta ad un downgrade che potrebbe essere piùpesante di quello di S&P. Ipotizzo un doppio taglio con il mantenimentodell’outlook negativo, una previsione che mi auguro di sbagliare, altrimenti lareazione dei mercati non sarà quella odierna.
Valore dei rating –  Il sole 24 ore

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Perchè l’Italia non può fallire (a breve)

Le motivazioni che mi spingono a credere che l’Italia non dichiarerà default (almeno nel breve periodo) sono sinteticamente desumibili dai dati riguardanti l’esposizione bancaria dei maggiori paesi europei nei riguardi della nostra penisola. Il valore di questi numeri assume maggiore chiarezza  se confrontato con i corrispettivi ellenici. 56,9 miliardi di dollari fanno della Francia il primo creditore di Atene, distaccata segue la Germania che vanta un credito di 23,8 miliardi. Il Regno Unito a quota 14,7 precede il Portogallo a quota 10,2. Il dato aggregato riferito ai 4 paesi maggiormente esposti a perdite in caso di default greco è dunque stimabile attorno ai 105,6 miliardi di dollari. Una cifra considerevole, ma pur sempre ridotta se paragonata ai dati ricavabili dall’analisi dell’ esposizione bancaria dei primi 4 paesi creditori dell’ Italia: siamo debitori di 410,2 miliari di dollari nei confronti delle banche francesi, di 164,9 nei confronti di quelle tedesche e di 68.9 e 49 nei confronti rispettivamente di Regno Unito e Olanda per un valore aggregato del nostro debito (sempre riferito ai soli 4 paesi elencati) quantificabile in 693 miliardi. E’ intuitivo che nel caso di un nostro fallimento immediato, trascineremmo nel baratro anche i nostri cugini francesi, (ipotesi che peraltro spiega in parte l’aumento del valore dei CDS francesi) ed a ruota seguirebbe il fallimento dei maggiori creditori di Parigi, innestando cosi un circolo vizioso che potrebbe addirittura portare al crollo del sistema capitalista. Uno scenario inimmaginabile. Il discorso muta cambiando l’orizzonte temporale. Nel lungo computo l’ipotesi di default del nostro paese non appare cosi remota. Le banche europee avrebbero infatti il tempo per diminuire il loro “tesoretto” di titoli italiani attraverso operazioni di sell-off, (come ha provveduto a fare Deutsche Bank nei primi 6 mesi dell’anno tagliando la propria esposizione netta sul debito italiano dell’88%), tutelando i propri conti e limitando il rischio contagio. Occorre dunque provvedere a recuperare la fiducia dei mercati, partendo dalla ricerca di un premier che svolga le sue mansioni full-time e non solo a tempo perso.

http://www.zerohedge.com

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Il respiro profondo prima del balzo.

Ftse Mib +3.55% a 14,642.70, Cac 40 +3,27%, Dax 30 +3,15%. Chiusura fortemente positiva in tutte le piazze Europee. Milano in verde per il terzo giorno consecutivo come non accadeva dai primi giorni di luglio. In grande spolvero i titoli bancari  con  Unicredit che guadagna il 6,9%, Mps il 4,8% ed Intesa San Paolo in crescita di oltre 10 punti percentuali. Molto positive anche le altre banche europee (la più brillante Bnp Paribas a +14%) ad eccezione di UBS (-10%), gravata dall’ipotesi di un caso Kerviel II per effetto del quale la banca rossocrociata avrebbe perso 2 miliardi di dollari. A trainare la crescita dei listini europei l’annuncio della BCE che, in coordinamento con la Fed, La Boe, la Boj e la Snb, ha deciso di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell’anno. Quantitative easing. Uno strumento straordinario per una situazione straordinariamente nebulosa. La Bce prende tempo, i mercati respirano. Prospetto un fine mese tranquillo. Poi… Occhio all’inflazione, alle trappole per tori ed alle probabili misure aggiuntive in materia di bilancio richieste a viva voce dalla commissione Ue, che per bocca di Rehn ha ribadito che “non si attende nessun impatto sul Pil di quest’anno dal pacchetto di consolidamento”. Il respiro profondo prima del balzo (forse). 


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Previsioni azzeccate (2).Futuro (più) grigio

Come previsto nell’articolo precedente (“La notizia…Lascia presupporre un probabile rimbalzo borsistico in tutta Europa a partireda domani”) nella giornata di ieri Piazza Affari ha chiuso in rialzo. IlFtse Mib ha guadagnato il 2,19% a 13.769 punti ed il trend positivo sembrapoter proseguire anche nella giornata odierna, in attesa del colloquio Merkel – Sarkozy – Papandreou, il Ftse Mib (alle ore 12.27) guadagna l’ 1,42% a 13.956,35punti e suppongo sia ben impostato per tornare sopra i 14.000. Ripresa?Nient’affatto. Dopo mesi di pesanti cadute a rotta di collo il mercato stafisiologicamente prendendo tempo, in attesa di valutare la portatadell’intervento da parte di Pechino in Italia e Spagna ovvero nuovisegnali dalla Troika impegnata in Grecia. Purtroppo l’economia reale continua alanciare segnali allarmanti relativamente al nostro paese. E’ di oggi lanotizia che mentre nell’Eurozona la produzione industriale è cresciuta a lugliodell’1% rispetto al mese precedente, con la Germania a quota  +4,1%  e Francia a +1,6%. Spagna ed Italia registrano inveceuna flessione dello 0,7%. Terza contrazione consecutiva per il belpaese (recordnegativo in UE assieme a Malta) che si riflette inevitabilmente sul datoannuale. Se la produzione industriale tedesca in questo lasso di tempo ècresciuta del 22, 9% e quella francese del 3,3% l’Italia è praticamente inrecessione viaggiando a quota -1,6%. Persino Obama sta mostrando pubblicamentela sua preoccupazione dichiarando che: “Un problema più grave è cosa accadrebbein Spagna e in Italia se i mercati dovessero continuare a prendersela conquesti due grandi Paesi” Dubbi legittimi su un paese nel quale l’On.Reguzzoni  nel suo discorso alla Camera senzatroppi  formalismi afferma che:  “La Lega è stata determinata e vigile nelladifesa dei PROPRI interessi.”  Appunto!Mica quelli dell’Italia

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L’Italia ai cinesi

Secondo il Financial Times il governo di centrodestra italiano avrebbe chiesto aiuto alla Cina per l’acquisto di una quota “significativa” di titoli governativi ed investimenti in società strategiche (Eni ed Enel). In questi minuti varie agenzie di stampa riportano la notizia secondo la quale il presidente del fondo sovrano cinese China Investment Corp. Lou Jiwei, avrebbe incontrato la scorsa settimana a Roma il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Una situazione del genere lascerebbe presagire un deciso cambio di rotta nel modus operandi del ministro italiano che in passato ha sempre guardato con sospetto alla Repubblica Popolare ed al suo tentativo di “colonizzazione inversa”. Attualmente la Cina (secondo il Financial Times) detiene il 4% dei 1.900 miliardi di dollari che formano il debito italiano e sarebbe disposta ad aumentare la sua esposizione di altri 6 punti percentuali. La notizia, da poco trapelata in ambienti finanziari, ha spinto il Dow Jones ad azzerare le perdite odierne e chiudere in positivo, lasciando presupporre cosi un quanto mai probabile rimbalzo borsistico in tutta Europa a partire da domani, anche se gli analisti si mostrano cauti sull’esito delle negoziazioni con la Cina, temendo che quest’ultima finisca per acquisire solo un numero risibile di bond italiani, come successo in passato con quelli Greci e Portoghesi. Gli equilibri mondiali stanno cambiando: mentre il mondo annaspa la Cina avanza con furore.

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Il mio grosso grasso debito greco. Spoiler Finale!

The government is facing the possibility of not being able to pay wages and salaries in October if its international creditors do not approve the pending 8-billion-euro sixth installment immediately. (www.ekathimerini.com). In queste poche righe è racchiuso il futuro prossimo della Grecia. Se l’euroTower non approverà velocemente la sesta tranche da 8 miliardi di Euro programmata per tentare di salvare la Grecia, quest’ultima, impossibilitata a pagare pensioni e salari dovrà inevitabilmente dichiarare DEFAULT. Che il destino della Grecia sia segnato, d’altronde, lo si può rilevare anche dall’astromico rendimento dei Greece Govt Bonds ad un anno attualmente pari al 97.96%. Questione di mesi, forse settimane ed il popolo greco dovrà fare i conti con una situazione devastante, mentre il resto dell’Europa, Italia in primis dovrà dimostrare di sapere gestire paure e timori derivanti dal rischio contagio. Timori che già ieri hanno provocato considerevoli perdite nelle borse Europee con Piazza Affari che ha chiuso appena sopra i 14 mila punti. Intanto le banche procedono ad operazioni di sell-off. (Purtroppo) il sole sta tramontando in terra ellenica.

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