Archivi del mese: settembre 2012

Marchionne il colpevole.

A sorpresa, Diego Della Valle, intervenendo con una nota durissima sulla vicenda dell’addio di Fiat a “Fabbrica Italia, non ha lesinato attacchi a John Elkann e Sergio Marchionne:

“Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l’Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate. Marchionne e Elkann hanno superato ogni aspettativa riuscendo, con alcune righe  a cancellare importanti impegni che avevano preso nelle sedi opportune nei confronti dei loro dipendenti, del Governo e quindi del Paese”.

Mi sento di condividere il pensiero del patron della Tod’s,  d’altronde già un anno fa esprimevo i miei dubbi sull’operato e sulle scelte del manager di Chieti (come si evince qui e qui). Marchionne, ha spesso preferito la “easy way” della delocalizzazione ad altri plan, finendo per snaturare il prodotto Fiat ed esponendo i lavoratori italiani a continue umiliazioni scaricando su di loro altrui colpe. Un vero “furbetto cosmopolita”.

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FED: 3qe

Ben Bernanke, nella giornata di ieri ha annunciato che la FED acquisterà cartolarizzazioni di mutui per 40 miliardi di dollari al mese fino a quando le prospettive del mercato del lavoro statunitense non miglioreranno. Preoccupato dalle stime di crescita dell’economia americana riviste recentemente al ribasso e dalla stazionarietà del tasso di disoccupazione attorno all’8%, il presidente della Federal Reserve, sfruttando forse il rapporto inverso tra disoccupazione ed inflazione, ha promosso il terzo QE (quantitative easing), premettendo ad ogni modo che la politica monetaria non può rappresentare la cura di tutti i problemi economici. Immediatamente il cambio EUR/USD è balzato a cc. 1,31 ed anche i mercati europei hanno profittato della manovra americana dato lo scemare degli spread. Dopo Draghi, anche Bernanke ha risposto presente… Ora la palla passa alla politica troppo a lungo assente.

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Il crollo del reale.

Secondo i dati rilasciati dall’Istat, l’Italia si conferma fanalino di coda delle grandi economie del pianeta. Analizzando i documenti diffusi dall’istituto nazionale di statistica si evince che il prodotto interno lordo ha subito una variazione negativa dello 0,8% nel periodo aprile-giugno 2012 rispetto al trimestre precedente e del 2,6% nei confronti del secondo trimestre 2011. Entrambi i dati si sono rivelati peggiori dello 0,1% rispetto alle stime preliminari diffuse lo scorso agosto. I numeri rivelano impietosamente la realtà: sono crollati i consumi delle famiglia italiane (nel periodo in analisi si è registrata una flessione del 3,5% tendenziale e dell’1% congiunturale). Inoltre urge ricordare che complessivamente l’aria euro ha registrato un calo del PIL dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% tendenziale, risultati nettamente migliori rispetto a quelli fatti registrare dal belpaese. Dunque, se dal punto di vista dello spread, grazie all’operato di Mario Draghi, la situazione sembra essere migliorata nel confronto con le altre economie europee, continuano a latitare invece le tanto auspicate riforme interne atte a risollevare l’economia reale. Probabilmente, prima di menzionare un ipotetico Monti-Bis, sarebbe opportuno concentrarsi sul contesto reale dell’economia e sul significato, ora vuoto, del termine riforma.

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