Crisi, futuro e speculazione

Il Sole 24 Ore unitamente ad altre testate giornalistiche, nei giorni scorsi, ha dato ampio risalto al possibile default spagnolo: strana situazione per un paese che fino al 30 settembre 2010 poteva vantare la tripla A. E’ lecito chiedersi come siano potute peggiorare cosi tanto, in cosi breve tempo, le condizioni del debito iberico, assunto che i fondamentali economici del paese in questione non hanno potuto subire significative evoluzioni (o involuzioni) in un arco di tempo cosi ristretto. Che questa crisi sia frutto solo di una speculazione mirata a rendere accettabile (e giusta) agli occhi dei cittadini la de-sovranizzazione dei vecchi Stati a favore della creazione di un più forte ente centrale? La riposta non è cosi scontata, intanto… Ci attende un agosto di fuoco.

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Tremonti, globalizzazione e crisi.

L’origine della Crisi secondo Tremonti:

Giulio Tremonti: «A partire da… dalla fine degli anni ’90, e poi in questo secolo, un gruppo di, diciamo di Illuminati, banchieri diventati statisti, politici diventati pensatori economici, falsi profeti, hanno predicato i benefici, il mito del XXI secolo, la globalizzazione, la cornucopia, l’età dell’oro. Tutto si è basato sulla divisione del mondo, la divisione prima del mondo in due parti: l’Asia, produttrice di merci a basso costo, e l’America e l’Occidente, importatore e consumatore di queste merci a debito. Tutto è stato messo in piedi con la tecno-finanza, con le banche, che non hanno più fatto il mestiere antico che hanno sempre fatto le banche, prendere denaro sulla fiducia e prestare denaro a proprio rischio, hanno impacchettato i prodotti, li hanno venduti e li hanno ceduti a terzi. Il meccanismo della tecno-finanza, che ha finanziato la globalizzazione, è saltato. Non solo: non ha funzionato in sé. Non potevi fermare il mondo, ma non eri autorizzato. Solo dei pazzi Illuminati – se vuole le dico anche i nomi italiani, ma è meglio di no – hanno pensato, governando gli anni ’90 e poi dopo, che il mondo potesse essere forzato: processi che avrebbero occupato giustamente decenni e decenni sono stati fatti in un decennio. Ma lei pensa che sia normale un mondo in cui, di colpo, un miliardo di persone, che stavano in Asia, passa dal circuito chiuso della loro vita al circuito aperto del mercato, dall’auto-consumo – andavano nel bosco a fare un po’ di legna andavano…».

Michele Santoro: «Ciotola di riso, pezzettino di carne…».

Giulio Tremonti: «Di colpo… di colpo, un miliardo di persone si è messa a consumare come noi, insieme a noi, magari un po’ di meno, ma nessuno nega a tutti il diritto a stare un po’ meglio, ma è stata una pazzia, e va contro loro stessi, averlo fatto di colpo, in pochi anni. Cambiato il mondo, deve cambiare il governo del mondo: noi, ma questo non sta… – su Travaglio. Noi pensiamo alcune cose per l’Italia, ma pensiamo che la politica per il nostro Paese si fa, se il disastro è globale, la politica non può essere più locale. Noi pensiamo a un nuovo accordo tra i grandi Paesi del mondo. Quando cade il Muro di Berlino, il mondo evidentemente cambia. È il Big Bang della Storia. Tutta la geografia, che prima era bloccata, diventa una grande geografia…».

Michele Santoro: «Sì».

Giulio Tremonti: «… piana. E non puoi fermare quel processo, ma puoi evitare che sia troppo accelerato. Un gruppo di pazzi Illuminati, tra virgolette “gli Illuminati”, che hanno governato il mondo dagli anni ’90… Il W.T.O. l’accordo mondiale che libera il mondo, è dell’aprile del ’94, a Marrakesh, in Marocco. C’era la terza via di Clinton, c’erano enormi interessi commerciali. In Italia, si candidava a governare… Bertinotti studia bene, predica bene, ma frequenta male. Gli Illuminati, che hanno determinato il mondo, sono nel suo governo. Per conto dell’Italia, erano Prodi, Ciampi, era Padoa-Schioppa, era il vice-presidente di Prodi, che era, in quegli anni, Veltroni. Se uno va a vedere gli scritti di questi signori sulla globalizzazione, sui benefici che avrebbe portato… Allora, non puoi fermare il mondo, ma devi evitare di accelerarlo troppo. La pazzia politica, di cui tutti negano la responsabilità, è stata di questa gente, in quegli anni, in quegli anni, e adesso arriva il conto».

Michele Santoro: «Quando Berlusconi incontrava Bush, glielo diceva che se la globalizzazione non si…».

Giulio Tremonti: «… La follia è stata quella, stanno male tutti: stanno male in Asia e stanno male i nostri qua. Ma ci vuole qualcuno che dica… che vada in televisione dica “Ho sbagliato”, non quelli che hanno sbagliato, che hanno causato la crisi, ci vengono a dire che hanno la soluzione. No. Sono la malattia, non sono la cura».

Michele Santoro: «Va bene, fermiamoci qui»
Scevri da ogni qualunquismo, è lapalissiano che il processo di convergenza dei mercati mondiali sia stato realizzato in tempistiche eccessivamente ristrette. Risultano pertanto, in larga parte, condivisibili le parole dell’ex ministro dell’economia Italiano.

Verrebbe da dire: “Chi va piano va sano e va lontano

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Pil e crescita.

Nella lettura del libro “Il Divario Nord – Sud in Italia: 1861 – 2011” di Vittorio Daniele e Paolo Malanima, mi sono imbattuto in questo interessante grafico, che meglio di tante parole, sintetizza l’annoso problema che ha attanagliato (e continua ad attanagliare) il nostro paese negli ultimi 15 anni. L’atavica mancanza di crescita.

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Stati uniti d’Europa.

La sfida di questo Vertice europeo e’ ora più che mai prima, segnalare, in un modo chiaro e concreto, che stiamo facendo tutto ciò che e’ richiesto per rispondere alla crisi”: lo scrive il presidente Herman van Rompuy nella lettera di invito ai leader europei per il consiglio Ue di domani e venerdì. Primi timidi segnali di schiarita all’orizzonte… “Verso un’autentica Unione Economica e Monetaria” da raggiungere attraverso una maggiore integrazione di banche, politiche di bilancio e politiche economiche in Europa, specialmente nell’area euro, da attuare accanto a rafforzamenti della legittimazione democratica sulle decisioni centralizzate, mediante maggiori coinvolgimenti del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. Tra i temi caldi, al centro del vertice, anche il potenziamento delle funzioni della Banca Centrale (diverrà prestatore di ultima istanza?) e del fondo salvastati. Lungi dall’uso di tecnicismi appare evidente come, anche i capi dei governi nazionali si stiano rendendo conto che la risoluzione della crisi debba necessariamente originarsi dalla cessione della sovranità statale ad un unico ente centrale competente in materia fiscale oltre che da un ripensamento della struttura della BCE. Il dado è tratto e Merkel permettendo, presto o tardi, si arriverà alla Costituzione degli Stati Uniti D’Europa. Tuttavia, non è da escludersi aprioristicamente che nel lungo termine, la cura possa rivelarsi peggiore del malanno. Un’Europa modellata sull’esempio americano significherà molto probabilmente maggiori squilibri tra nord e sud, oltre che un eccessivo accentramento del potere decisionale nelle mani di pochi NON eletti. Il fu Stato.

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Recessione ed espansione.

“Ogni volta che qualcuno taglia la sua spesa, sia come individuo, sia come Consiglio Comunale o come Ministero, il mattino successivo sicuramente qualcuno troverà il suo reddito decurtato; e questa non è la fine della storia. Chi si sveglia scoprendo che il suo reddito è stato decurtato o di essere stato licenziato in conseguenza di quel particolare risparmio, è costretto a sua volta a tagliare la sua spesa, che lo voglia o meno.”

Una spirale perversa che prende il nome di manovra recessiva,efficacemente esemplificata  dalle parole di Keynes, attanaglia allo stato attuale il nostro paese. Scevri da qualunque considerazione politico-partitica occorre notare come alle misure di austerità non siano seguiti provvedimenti atti a stimolare la crescita. La deflagrazione della crisi è stata attutita principalmente dai prestiti concessi dalla BCE alle banche europee al tasso dell’1%. Costituzionalizzato il pareggio di bilancio, secondo l’ultimo Def del FMI questo non verrà raggiunto prima del 2017, e la previsione rischia persino di peccare di ottimismo dato che ,secondo quanto emerge dal G20 Cannes Summit Final Compliance Report, “l’Italia non ha rispettato il suo impegno all’adozione di un approccio differenziato fra consolidamento fiscale e stimolo alla crescita“. Forse una manovra espansiva una volta riorganizzato portata a compimento una riforma strutturale nazionale potrebbe rappresentare un’ alternativa? L’Europa, ligia ai rigore tedesco, ci preclude la possibilità di rispondere alla vexata quaestio.

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Il testimone: non posso, non voglio e non devo dimenticare.

In occasione della partecipazione di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, alla seconda edizione di Trame, opinabile “evento culturale dedicato ai libri sulle mafie” che si terrà dal 20 al 24 giugno 2012 a Lamezia Terme, ho pensato di condividere con i (pochi) lettori di questo blog un brevissimo ma significativo estratto della sua più celebre trasmissione: Il Testimone. Esempio di buona tv, questa serie è andata in onda per 4 stagione su Mtv. Con la sua irriverenza ed eterna fanciulezza Pif riesce a trattare anche i temi più ostici, senza perdere di vista l’obiettivo divulgativo della sua trasmissione, adempiendo pienamente alla mission informativa che si propone di raggiungere.

“Di solito quando si è ragazzi si vuole cambiare il mondo, ma poi crescendo si dimentica di farlo. Ci si adegua” (Pif)

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il da(t)o è tratto.

Al contrario di quanto i media classici stanno pomposamente instradando nella co(no)scienza collettiva ritengo che il risultato delle elezioni greche ricopra un peso scarsamente rilevante all’interno dello scacchiere economico – finanziario europeo; nella migliore delle ipotesi potrà solo rallentare l’ acuirsi della crisi. 

Alea iacta est.

Diversi analisti concordano che nel prossimo trimestre i mercati saranno dominati dalla paura, che avrà come risultato il crollo del valore dell’euro nei confronti del dollaro e dello Yen (più difficilmente nei confronti del Franco Svizzero), oltre ad una netta caduta del Ftse Mib. Quanto acuto possa essere il declino, dipenderà in parte, da un nodo ben più significativo rispetto al dopo elezioni greco: la situazione della banche spagnole.

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Italia – Spagna, calcio e non solo.

L’incontro calcistico tra Italia e Spagna in occasione dei campionati europei che si stanno svolgendo in Polonia ed Ucraina, ci è parsa l’occasione propizia per operare un confronto tra la situazione economica – finanziaria dei due paesi:

Italia Spagna
Rating (Fitch) A- BBB
Rating (Moody’s) A2 A3
Rating (S&P) BBB+ BBB+
Tasso disoccupazione giovanile 35,9% 52,1%
Rendimento Govt Bonds 10 YR 5,772% 6,216%
Tasso Inflazione HICP Aprile 3,681% 1,977%
Deficit – Pil (2011) 3,9% 8,5%
Debito/Pil (2011) 120,1%  66% (aggiornato al 3T 2011)

Dai dati in esame, non certo esaustivi, emerge chiaramente il disagio dei contendenti. Nella lotta per il passaggio al turno successivo, l’Italia è in vantaggio di strettissima misura, nonostante una partenza ad handicap. Protagonista principale della rimonta il governo Monti, che in pochi mesi ha recuperato lo svantaggio del proprio paese sul fronte spread nel confronto Btp – Bonos. Attenzione però al rischio, molto quotato dai bookmakers, che impantanati nelle loro traversie,  né un paese né l’altro riescano ad accedere alla fase successiva.

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Italia e Giappone, chi rischia il default e chi no.

Per quale motivo un paese come il Giappone che ha un rapporto debito/Pil maggiore del 200% (oltretutto in forte crescita) non è ritenuto a rischio fallimento, mentre il Belpaese il cui rapporto debito/Pil è di molto inferiore a quello nipponico, potendo vantare anche un avanzo primario di bilancio, secondo i mercati ha una probabilità stimata attorno al 35% di dichiarare Default nei prossimi 5 anni?

Una risposta potrebbe trovarsi nelle parole del neo-premio Nobel Cristopher Sims, (riprese dal sito http://www.adviseonly.com) secondo il quale l’abilità di un Paese di stampare moneta è la garanzia che il suo debito verrà sempre ripagato: le banche centrali nascono con il ruolo cruciale di “prestatrici di denaro d’ultima istanza” e garanti della stabilità. I Paesi dell’area Euro hanno perso questo privilegio e la BCE non ha, al momento, questo ruolo.

Come già anticipato in un precedente post, occorre forse, una riforma statutaria che renda la BCE più simile alla banca centrale americana.

Serve una stamperia.

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Italia, provincia d’ Europa.

C’e’ bisogno di un impegno finanziario straordinario e potrebbe essere in parte coperto superando limiti e vincoli del patto di stabilità… L’ Europa potrebbe capire che si tratta di una situazione eccezionale”.

Leggendo questa breve dichiarazione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini sorge spontaneo domandarsi da quando uno Stato Sovrano ha bisogno di chiedere il permesso per assistere i propri cittadini. Il dubbio stringente è che l’ Europa sia andata oltre quel “continuo operare del principio della sussidiarietà” prospettato da Monti il 15 febbraio 2012 dinanzi al Parlamento Europeo, erodendo poco a poco l’ irrinunciabile sovranità dei paesi membri.

Integrazione europea, non dipendenza.

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